Alex Zanotelli: il mercato delle armi e il dramma dei bambini soldato
On 8 Aprile 2019 | 0 Commenti
Bambino di guerra: un libro per conoscere

Un semplice racconto può essere utile a far comprendere ai bambini delle elementari e ai ragazzi delle medie, ma anche ai giovani e agli adulti, l’assurdità verso cui stiamo andando; o meglio, l’assurdità verso cui ci sta portando un certo tipo di mondo, che definirei “militarizzato”, dove le armi proteggono il privilegio di pochi. È importante ricordarlo: possiamo parlare di armi solo se parliamo anche della profonda ingiustizia che esse proteggono.

In questo tipo mondo, il 15 per cento della popolazione si accaparra l’83 per cento delle risorse. È questa la profonda ingiustizia della nostra epoca: poco più di un miliardo di persone godono e sfruttano la quasi totalità delle risorse della terra, mentre altri 6 miliardi di uomini devono semplicemente stare a guardare. Cinquanta milioni di persone all’anno morti per fame e altri 852 milioni che convivono con lo spettro della fame sono la conseguenza logica e drammatica di tutto ciò.

Il business delle armi

È esattamente questo il punto: una minoranza della popolazione mondiale che vive sperperando le risorse di questo pianeta, può farlo soltanto perché ha costruito un sistema militare a propria difesa. Un sistema militare di una potenza incredibile. Nel 2017 sono stati spesi oltre 1.739 miliardi di dollari in armi. Ci sono ancora così tante armi atomiche da far saltare il mondo quattro volte per anno, e abbiamo tante armi chimiche da uccidere tutta la popolazione mondiale per cinque mila volte. Tutto ciò è un’assurdità, perché queste armi servono soltanto a mantenere i privilegi di chi sta sfruttando il mondo.

Fin qua, abbiamo accennato soltanto alle armi pesanti. Ma tantissima gente, però, muore a causa delle armi leggere. Quelle stesse armi per la cui produzione l’Italia è seconda soltanto agli Stati Uniti; armi che esportiamo ovunque, basti pensare, per esempio, che i soldati americani per oltre trent’anni sono stati dotati di pistole italiane Beretta. Ne esportiamo soprattutto nei teatri di guerra in Africa.

È chiaro che questo sistema profondamente militarizzato sfocia poi nelle guerre, in conflitti che si susseguono uno dietro l’altro: le guerre in Iraq e in Afghanistan, ma anche quelle “dimenticate” della Cecenia, in Colombia, nello Sri Lanka o nelle Filippine. Ma le guerre non possono essere “dimenticate”, semmai sono volutamente celate dai media. Per restare alla sola Africa, si pensi, ad esempio, alla guerra del Darfur, in atto ancora oggi e che ha fatto oltre trecentomila morti; alla guerra in Costa D’Avorio; a quella del Sahara Occidentale e alla spaventosa guerra del Nord Uganda. E come dimenticare il conflitto del Congo che ha generato quattro milioni di morti?

Le guerre in Africa

L’Africa è il continente più povero, ma anche il più afflitto da guerre: nel 2018 c’erano ben 60 Stati coinvolti nei conflitti africani. E questo non avviene a caso. L’Africa, infatti, è anche il continente più ricco di risorse naturali. Verrebbe da dire, allora, maledetta la ricchezza. Maledetti l’oro, i diamanti, il petrolio che sono il vero problema di questo continente, la vera motivazione dei tanti conflitti in corso.

È evidente che le storie dei bambini-soldato, come quella che leggiamo in queste pagine, non vengono per caso, non sono situazioni che semplicemente nascono; esse sono frutto avvelenato di un sistema marcio, ingiusto. Le armi e le guerre sono il prodotto di questo sistema così ingiusto. Per comprendere a fondo la storia qui narrata, occorre inserirla nel contesto globale del mercato delle armi, delle guerre combattute con le armi leggere. Infatti, questi bambini-soldato usano proprio armi leggere, che rendono le guerre in Africa conflitti incredibilmente spietati. Come la feroce guerra in Nord Uganda, dove i bambini sono stati vittime di quella che potremmo definire una malattia, la malattia dei bambini-soldato.

Il grande interrogativo è: perché ciò avviene? Perché dilaga questa piaga dei bambini-soldato? Io credo che sia determinante il grande sviluppo delle armi leggere. In Africa non c’è nessuna regola che impedisca l’uso di esse, neanche ai bambini.

Ma perché coinvolgere proprio i bambini in queste guerre?

In primo luogo direi per terrorizzare le popolazioni civili. L’utilizzo dei bambini-soldato è coerente con l’obiettivo delle guerre in corso: terrorizzare le popolazioni, che pagano il tributo di sangue più alto. I combattenti bambini destabilizzano le comunità, sconvolte nei valori tradizionali che legano gli adulti all’infanzia. Ogni bambino viene visto non come una persona ma come un pericoloso assassino capace di ogni efferatezza. L’uso sistematico dei bambini è fatto apposta per terrorizzare le popolazioni civili.

In secondo luogo i bambini sono più facilmente indottrinabili. Il fatto che accomuna tutti i ragazzi che combattono è l’essere sottoposti a una spietata disciplina militare, che prevede addirittura la pena di morte per i disertori; inoltre, si utilizzano molto le droghe e l’alcol per privare questi ragazzi di ogni capacità di resistenza.

Infine, i ragazzini vengono addestrati in maniera terrificante: vengono costretti all’ubbidienza attraverso l’uccisione di prigionieri o di loro stessi compagni. Soprattutto in Nord Uganda si sono verificati casi semplicemente spaventosi.

Il fenomeno dei bambini-soldato è soltanto uno degli aspetti dello sfruttamento globale dell’infanzia. Oggi l’Uomo non conta più. Conta soltanto fare soldi. E per il denaro sacrifichiamo perfino i bambini. Mi auguro che la storia narrata in questo libro sia utile a sollevare nelle scuole italiane questo enorme problema.

È ora di rendere tabù la guerra. Dobbiamo avere il coraggio di dire basta con la guerra. Ogni guerra oggi deve essere tabù.

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