Store
Iscriviti per coupon, newsletter, e molto altro!

Visualizzazione di 1-10 di 64 risultati

Sort by:
  • Ancora le fiabe by: De Caroli Maria Elvira 14,00

    Processi di simbolizzazione e costruzione del reale

    La fiaba costituisce un importante ipocentro da cui possono nascere le onde di significato che raggiungono l’epicentro cognitivo ed emozionale del bambino, impegnato nel quotidiano processo di comprensione e costruzione di sé, della realtà e delle relazioni io/mondo. La fiaba lega la realtà alla fantasia, trasforma l’una nell’altra e l’altra nell’una, media tali processi attraverso il «come se»: un tipo e un livello di negoziazione che l’adulto ha forse perduto, rimanendo, così, privo di uno straordinario strumento di «metalettura» della realtà.

  • Bajazet – Jean Racine by: De Santis Vincenzo 20,00

    Nei primi di gennaio del 1672, la compagnia dell’Hôtel de Bourgogne rappresenta per la prima volta l’attesa tragedia turca di Racine, Bajazet. L’interesse suscitato dall’opera presso i contemporanei appare in larga misura legato all’ambientazione orientale, in un periodo in cui i soggetti turchi sono tornati di moda anche grazie alle politiche internazionali del Re Sole. La trama si ispira alla vicenda dell’omicidio di Bayazid (1635), fratello dell’imperatore di Turchia Morad IV (1612-1640), morto da circa trent’anni al momento della trasposizione drammatica di Racine. Nel 1657, una ventina d’anni dopo la morte di Bayazid, Jean Regnault de Segrais aveva pubblicato il secondo volume delle sue Nouvelles françaises. La novella sesta, Floridon, sviluppava gli aneddoti narrati dai diplomatici di corte a cui Racine afferma di essersi ispirato per la stesura di Bajazet. Le numerose somiglianze tra i due testi mostrano tuttavia come la novella sia la fonte principale della tragedia, benché Racine non ne faccia mai menzione. Anche se le similitudini con la pièce sono molte, Racine modifica elementi fondamentali della storia, insistendo sul tema della gelosia e operando sulla novella come se si trattasse di una trama tratta non dalla cronaca recente ma dal mito o dalla Storia. Applicando l’assunto aristotelico secondo cui la tragedia è di maggior effetto quando l’omicidio è perpetrato in seno alla famiglia, Racine ripropone lo schema dei fratelli nemici, già sperimentato in opere precedenti. Rispetto all’ordine che vige nella Costantinopoli di Segrais, il poeta mette in scena una corte che si appresta ad affrontare e reprimere un colpo di Stato: riscrivendo la novella, Racine intreccia in Bajazet il tema della gelosia furiosa e quello del dispotismo orientale, in una tragedia che si distingue dal resto del corpus dell’autore per l’argomento scelto, per l’originalità del luogo tragico, il serraglio, e per le particolari strutture drammaturgiche e metrico-sintattiche.

  • Bambino di guerra by: Ferrara Antonio 15,00

    In venticinque drammatici affreschi – in cui il testo si alterna al bianco, nero, ocra e rosso delle illustrazioni – si racconta la realtà in cui ancora oggi, nel terzo millennio, sono costretti a vivere migliaia di ragazzi africani. Questo è un libro in cui si narra della “guerra” africana. Non una nello specifico, ma le tante guerre che in maniera più o meno eclatante non hanno mai cessato di togliere vita e speranza all’Africa. Dalle pagine sapientemente costruite dall’autore emerge tutto il dramma personale e sociale dei bambini-soldato. Ragazzi che, nemmeno adolescenti, vengono letteralmente rubati alle loro famiglie dai signori della guerra e trasformati in ubbidienti e impassibili carnefici. Ma anche ubbidienti e impassibili vittime.

  • Chi era mio padre by: Degl’Innocenti Fulvia 16,00

    Eleonora ha sedici anni e vive con il padre a Milano. Si sono trasferiti al Nord dalla Basilicata quando lei aveva meno di un anno e dopo la morte della madre. Eleonora è una ragazza introversa e spigolosa, diversa dalle sue coetanee: non si trucca, non segue la moda, non le interessa il mondo patinato delle veline e delle modelle. In più, ha un fisico robusto e si veste da maschiaccio, pratica kick boxing e ha un grande talento per il disegno e la pittura. Una sera, guardando la tv col padre, si imbatte nella notizia di un fatto di cronaca, che fa scattare nell’uomo un moto d’ira nei confronti della figlia. Una reazione che genera in Eleonora una serie di dubbi sul padre, del perché si siano trasferiti a Milano, sulla morte della madre. Dai sospetti alla ricerca, che porta la ragazza ad aprire una dopo l’altra le porte del doloroso passato familiare.

  • Come gioisce lo sposo per la sposa by: Muratore Salvatore 15,00

    Itinerario di fede per fidanzati e coppie di sposi.

    Un testo per prepararsi al matrimonio o per scoprire l’Amore di Dio nel Sacramento già celebrato. Un percorso sull’esperienza degli itinerari catecumenali. Pensiamo a sposarci e ci pensiamo con molto anticipo. La nuova condizione di vita da intraprendere pone diverse urgenze e impone scelte che di giorno in giorno vanno diventando più definitive.  E la nostra posizione di fronte alla fede?  Davanti a questa domanda molte coppie rimangono disorientate. Si pensa a tante cose, forse un po’ meno agli aspetti che riguardano le radici e l’esperienza della vita cristiana.  C’è urgenza di capire come Dio vuole intessere un dialogo con noi e far parte della nostra stessa esperienza di amore e di vita.

  • Crimini e crediti by: Di Grado Antonio 3,99

    Dieci apologhi o meglio “capricci” di ambientazione universitaria, scritti da un ex accademico che in quel mondo ha vissuto con passione, e se ora ha voglia di sorriderne non è per rinnegarlo ma per rimodularne in chiave di allegretto tipi e tic, patimenti e magagne, inaspriti e parodizzati fino al grottesco. Cattedratici bolsi o sfigati, discepoli maldestri o malmostosi, congiure sgangherate e simposi surreali, goffi amori e sordi rancori danno vita e colori a una irriverente gouache alla Daumier. E a furia di smorfie e lazzi si tramutano in una masnada di guitti, assoldati per alleviare il peso di questi giorni grevi.

    Il primo racconto, Resurrezioni, si svolge nel corso di un Consiglio di dipartimento dove si discute, “tra sguardi in tralice” di Anvur e dove si parla di didattica, anziché farla. All’improvviso, mentre il direttore illustrava le ultime novità del Ministro in merito di test di ammissione, si ode un grido: il professore Pompeo Fracastoro, ordinario di Orografia antartica, è morto! Infarto? Assassinato?

    Il secondo racconto dal titolo di hemingwayana memoria, Il vecchio e il mare, racconta di torbidi intrecci amorosi all’interno di un dipartimento di Scienze equoree in cui si studiano improbabili discipline. Protagonisti: l’anziano prof. Anchise D’Ignoti, docente di Ittiologia balcanica; la bella assegnista venticinquenne Agata Spicuzza, amante del professore; e lo sfigato Felice Scòrfano, in eterna attesa di un concorso per un posto di ricerca di Psicopatologia dei cetacei e innamorato della bella Agata.

    Il terzo racconto, Passero zoppo, è un omaggio al calcio, ma anche la storia di un convegno in omaggio alla retorica che vuole l’università presente sul territorio. I direttori dei ventisette dipartimenti dell’Ateneo sono riuniti dinanzi al Magnifico per decidere su un congresso interdisciplinare. Passa la proposta del direttore del dipartimento di Prudenza, il prof. Anselmo Cocilovo, di un maxiconvegno dall’ambizioso tema: “Per un sapere efficace, figlio del Jobs Act e del Coronavirus”, da tenersi allo stadio.

    Il quarto racconto, Intrusi, è un piccolo giallo, con un detective, il commissario di polizia Giorgio Pane, cha ama Maigret e Simenon. La storia è ambientata a Borgo Anime Morte, un tranquillo borgo campagnolo che sarebbe rimasto tale se non fosse stato scelto come luogo di svernamento di una comunità di cinquantenni radical chic venuti dalla città.

    Lussù sulle montagne, il quinto racconto, è la storia di un docente particolarmente verboso e di un ateneo in cima a una impervia montagna, in “omaggio” alle disposizioni ministeriali che hanno dotato anche i più sperduti capoluoghi di provincia di una sede universitaria

    Il sesto racconto è invece un omaggio a un cane realmente esistito nel dipartimento di Lettere di Catania. In Quarant’anni dopo, protagonista è dunque il cane Crisostomo, ma anche due reduci del ’68 che invano tentano di ripristinare quell’atmosfera che li aveva tanto appassionato in gioventù.

    Il settimo racconto, Diletto e castigo, è un grande scoop letterario, la scoperta di un grandissimo autore, Diodato Smecca Piras, fino ad ora ignorato dal mondo letterario ma che adesso, grazie al lavoro di una ricercatrice alla vigilia della pensione, ottiene la gloria che gli spetta. E lei la sua vendetta!

    Oci ciornie, l’ottavo racconto, è un omaggio alla Russia e ai paesi dell’Est. Il professore Alberto Remigi, di fronte a una raccolta di antiche icone, torna indietro nel tempo, a quella volta in cui aveva condotto un suo allievo e collaboratore a conoscere i Paesi dell’allora Cortina di ferro. E’ anche un omaggio agli Erasmus di oggi, se mai ce ne saranno ancora, e alle conseguenze che quelle trasferte di studio possono provocare soprattutto nei docenti.

    Ha titolo proustiano il nono racconto, Du côté de chez Spanò, in cui l’imbranato e anziano professore Peppino Spanò viene incaricato dai suoi collegi di fare da guida a una collega francese, l’affascinante Oriane de Ventadour, giunta in città per partecipare a un simposio sugli influssi della lirica in langue d’oc sulle laude del romito Aldobrandino da Chiappa Marittima. Ma perché il dipartimento aveva scelto proprio lui, che oltre a essere imbranato poco amava anche gli argomenti letterari?

    Infine Bus stop, che si ispira manifestamente nel titolo a un bel film con Marylin Monroe. Due studenti, Comunardo Trabalza, anarchico individualista, e una timida ragazza, si incontrano alla fermata dell’autobus dopo aver sostenuto un esame, senza superarlo, di Letteratura medievale. Quello non era un giorno qualunque, ma “il primo di riapertura dell’università, e di vita civile, in una città e in un paese per alcuni mesi flagellati dalla Grande Pestilenza. In quei mesi le città erano state sepolcreti, muti alveari di segregazioni coatte: si viveva asserragliati nelle case per sfuggire a quel morbo venuto dalla lontana Cina”.

  • LE NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA NARRATIVA

     

    CON 18 FOTO A COLORI DELLA MOSTRA DI FABRIZIO VILLA

    Cuori intatti by: Catalano Francesca, Scandurra Giuseppa, Travagliante Pina, Scapellato Katia, Villa Fabrizio, 25,00
    Cuori intatti: 18 ritratti, 16 storie. Il tumore al seno narrato da chi lo ha vissuto e affrontato.

    Cuori intatti nasce a seguito di una mostra organizzata a Catania dall’ANDOS, Associazione Nazionale Donne Operate al Seno. 18 gigantografie di pazienti oncologici operati al seno fotografati da Fabrizio Villa, fotogiornalista collaboratore del Corriere della Sera e Repubblica.

    Obiettivo di Cuori intatti è dimostrare, attraverso foto e interviste a pazienti oncologici, che la medicina narrativa rappresenta un’area essenziale di ricerca e sviluppo nel settore della salute, per la sua capacità di rimodulare il rapporto medico-paziente, di rendere sostenibile il sistema socio-sanitario e di migliorare il rapporto con il territorio attraverso campagne di prevenzione e di informazione.

    La Medicina Narrativa affonda le sue radici nella letteratura, nella storia, nell’etica e nell’economia. L’utilizzo di metodologie narrative in contesti oncologici permette a pazienti e curanti di organizzare i pensieri, le esperienze. Ma anche di trasmettere emozioni e informazioni sul sistema sanitario, di individuare percorsi di cura più efficaci. Decidere inoltre di mostrare i segni della malattia e affidare all’obiettivo di un fotografo le proprie cicatrici ed emozioni serve a raccontare la propria storia. Ma anche a metabolizzarla e a renderla condivisibile.

    Gli Autori

    Francesca Catalano: Presidente Andos Catania, dirige l’U.O. di Senologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania.

    Giuseppa Scandurra: oncologa presso l’U.O. di Senologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania.

    Pina Travagliante: professore ordinario di Storia del pensiero economico presso l’Università degli Studi di Catania.

    Katia Scapellato: giornalista freelance, collabora con diverse testate giornalistiche televisive e online.

    Fabrizio Villa: fotogiornalista, collaboratore del Corriere della Sera e la Repubblica.

     

     

  • Dal Mediterraneo a Firenze by: Luppi Marco 35,00

    Biografia storico-politica di Giorgio La Pira, dal 1904 al 1952.

    «Giorgio La Pira fu uno dei protagonisti della storia italiana del Novecento: uomo di alta spiritualità, giurista, ma anche filosofo e teologo, impegnato in posizioni di primissimo piano nell’elaborazione della nostra carta costituzionale, quindi sindaco di Firenze e promotore di iniziative di rilievo internazionale a favore della pace. Merito di Marco Luppi è stato di aver analizzato questi vari ambiti della complessa personalità di La Pira, nella loro autonomia e nei loro reciproci nessi».  La biografia di uno tra i personaggi che hanno attraversato la storia della Repubblica italiana dal suo nascere al suo consolidamento, rappresentando l’originalità di una matrice cattolica in dialogo con le diverse correnti ideologiche e politiche che hanno costruito il Paese.

  • Democrazia educazione e populismo by: Salmeri Stefano 12,00

    La democrazia e l’educazione costituiscono il più sicuro ed efficace antidoto contro il populismo, male endemico di tutte le forme di governo non libertarie, autoritarie e/o, addirittura, dittatoriali. Già i Greci sapevano che la democrazia può degenerare in demagogia e che, quindi, la forma più avanzata di partecipazione e di coinvolgimento popolare può facilmente trasformarsi in una deriva autoritaria, anche se apparentemente mantiene le forme, le strutture e le istituzioni del governo di tutti. I pericoli risultano maggiori, oggi, con il trionfo del potere mediatico, che permette una capillare e sistematica manipolazione dell’opinione pubblica e, peraltro, pervicacemente cerca di penetrare nelle menti per orientare il pensiero, le scelte, le opinioni. Così si ha il trionfo del pensiero unico, che non ha più bisogno di un esercizio libero della ragione ma di soggetti proni di fronte alle offerte del mercato, gagliardamente consumatori, non più cittadini ma sudditi; non servono più intellettuali, ma persone genericamente informate e/o formate. Per tale ragione diventa imperativo categorico ripensare in termini etici la politica e ridotare di senso e di valore l’educazione come pratica/strumento/percorso capace di favorire il cambiamento, di stimolare l’emancipazione, di promuovere il riscatto per tutti e per ciascuno e, di conseguenza, di scongiurare qualsiasi deriva populista, il demagogismo libertario, la tirannia del mercato, la mancanza di coscienza critica, l’idolatria del dio denaro, il culto dei potenti e dei più forti.

  • Elementare, Watson! by: Di Nuovo Santo 10,00

    Che cosa hanno in comune la ricerca scientifica – specie in psicologia – e l’investigazione giudiziaria? Apparentemente nulla ma analoga è la logica di fondo e comune è l’ogetto di studio: la mente umana e le sue produzioni, normali o devianti. In questo volume, l’Autore, lasciandosi guidare dal più illustre degli investigatori, Scherlock Holmes, il personaggio generato dalla fantasia letteraria di Arthur Conan Doyle, ripercorre varie tappe della (vera) procedura di indagine, sia scientifica che criminologica, cercando di porre alcune questioni di fondo: può la mente umana studiare correttamente se stessa e i propri prodotti? come si impara a ragionare scientificamente? quando si studia una realtà complessa, la razionalità è sufficiente, o anche l’emozione deve giocare un suo ruolo? come nasce il pregiudizio che distrugge la vera ricerca? i risultati delle indagini vanno presentati al grande pubblico per informare o per stupire? Sono, questi, solo alcuni dei quesiti posti nel volume.
    Suggestioni e stimoli per riflettere sul modo di fare ricerca o investigazione, e di «leggere» in maniera competente e critica le ricerche e le indagini di altri.