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Atti del panel del XXV Congresso AIPI (Palermo, 26-29 ottobre 2022)
a cura di DONATELLA LA MONACA e DOMENICA PERRONE
INDICE
Si pubblicano in questo volume i saggi dedicati alla “Funzione Verga in Italia nel Novecento e oltre”. Essi costituiscono il primo tassello del vasto mosaico che si è venuto componendo intorno al tema “Raccontare la realtà. Italia ieri e oggi” del XXV Congresso AIPI, svoltosi a Palermo, dal 27 al 29 ottobre 2022.
Ritornare al tema della realtà, riportare alla ribalta la rappresentazione e il racconto dell’esperienza concreta, fatta di incontri e di scambi tangibili, verificabile al di fuori dell’orizzonte immateriale della rete oppure della sua riapparizione in forma di simulacro, è un imprescindibile obbligo morale e conoscitivo. E la disincantata analisi verghiana della realtà, ancorata a una dolorosa concezione del vivere, non poteva non prospettarsi allora come un originale modello letterario che, inaugurando a fine Ottocento una nuova stagione narrativa, ha assunto il valore di un atto fondativo. Ecco perché, nella sezione del convegno dedicata a quella che è stata definita pour cause «Funzione Verga» – della cui prima parte qui si raccolgono i contributi dedicati alla sua presenza nelle opere degli scrittori italiani – si sono indagate le ragioni e le modalità del recupero della lezione dello scrittore siciliano la cui sperimentazione ha rivoluzionato dal profondo il romanzo gettando le basi per la sua evoluzione e il suo rinnovamento.
Atti delle Giornate di studio sulla filologia verghiana per il Centenario della morte di Giovanni Verga (Pavia, 8-9 aprile 2022)
a cura di CARLA RICCIARDI
INDICE
Le giornate di studio sulla filologia verghiana dedicate a “Verga tra scrittura letteraria e scrittura epistolare” hanno colto l’occasione del Centenario della morte, non solo per ricordare il grande scrittore, ma, al di fuori di celebrazioni retoriche, per fare il punto – con un seminario di studio specifico – sull’Edizione Nazionale delle Opere di Verga, a cui poco manca per giungere alla conclusione per quanto riguarda i testi narrativi e teatrali.
Atti delle Giornate di studio sulla filologia verghiana per il Centenario della morte di Giovanni Verga (Pavia, 8-9 aprile 2022)
a cura di CARLA RICCIARDI
INDICE
Le giornate di studio sulla filologia verghiana dedicate a “Verga tra scrittura letteraria e scrittura epistolare” hanno colto l’occasione del Centenario della morte, non solo per ricordare il grande scrittore, ma, al di fuori di celebrazioni retoriche, per fare il punto – con un seminario di studio specifico – sull’Edizione Nazionale delle Opere di Verga, a cui poco manca per giungere alla conclusione per quanto riguarda i testi narrativi e teatrali.
Atti delle “letture sceneggiate” (Catania, Aci Castello, Aci Trezza, Vizzini, giugno-dicembre 2022) tenutesi in occasione del Centenario della morte di Giovanni Verga
a cura di GABRIELLA ALFIERI – ANDREA MANGANARO
INDICE
Dal 2011 la Fondazione Verga ha adottato la modalità delle letture sceneggiate di opere narrative affidate all’interpretazione di attori e attrici, intercalata ai commenti di letterati, storici, linguisti e filologi: l’intento è di proporre a un pubblico esteso una comunicazione più diretta dei testi veristi, superando gli schematismi legati al sapere scolastico. I risultati finora raggiunti denotano una sicura valenza sociale e culturale per l’iniziativa, grazie a una formula che assicura un approccio innovativo e immediato ai testi, sia sul piano linguistico che su quello dei contenuti. La lettura sceneggiata si rivela altresì una proficua modalità di impostare il rapporto ricerca-divulgazione, perseguendo importanti obiettivi: 1) valorizzare e approfondire la valenza artistica del testo, grazie all’ascolto dal vivo, che suggerisce nuove implicazioni ermeneutiche; 2) recuperare la dimensione orale del testo attraverso la viva voce degli interpreti e l’accompagnamento musicale, basato su melodie d’epoca. Il volume riflette fedelmente l’andamento delle letture tenute tra giugno e dicembre del 2022, alternando i passaggi salienti di ciascun capitolo con i commenti degli esperti. Per meglio evidenziare simile impianto interpretativo, si sono stampati in corsivo i brani del romanzo, e in tondo i commenti. Nel caso di commenti a più voci, si è fatto precedere il nome di chi di volta in volta commentava le diverse sequenze.
Atti delle “letture sceneggiate” (Catania, Aci Castello, Aci Trezza, Vizzini, giugno-dicembre 2022) tenutesi in occasione del Centenario della morte di Giovanni Verga
a cura di GABRIELLA ALFIERI – ANDREA MANGANARO
INDICE
Dal 2011 la Fondazione Verga ha adottato la modalità delle letture sceneggiate di opere narrative affidate all’interpretazione di attori e attrici, intercalata ai commenti di letterati, storici, linguisti e filologi: l’intento è di proporre a un pubblico esteso una comunicazione più diretta dei testi veristi, superando gli schematismi legati al sapere scolastico. I risultati finora raggiunti denotano una sicura valenza sociale e culturale per l’iniziativa, grazie a una formula che assicura un approccio innovativo e immediato ai testi, sia sul piano linguistico che su quello dei contenuti. La lettura sceneggiata si rivela altresì una proficua modalità di impostare il rapporto ricerca-divulgazione, perseguendo importanti obiettivi: 1) valorizzare e approfondire la valenza artistica del testo, grazie all’ascolto dal vivo, che suggerisce nuove implicazioni ermeneutiche; 2) recuperare la dimensione orale del testo attraverso la viva voce degli interpreti e l’accompagnamento musicale, basato su melodie d’epoca. Il volume riflette fedelmente l’andamento delle letture tenute tra giugno e dicembre del 2022, alternando i passaggi salienti di ciascun capitolo con i commenti degli esperti. Per meglio evidenziare simile impianto interpretativo, si sono stampati in corsivo i brani del romanzo, e in tondo i commenti. Nel caso di commenti a più voci, si è fatto precedere il nome di chi di volta in volta commentava le diverse sequenze.
REALISMO, VERISMO, MODERNISMO TRA SECONDO OTTOCENTO E PRIMO NOVECENTO.
SPERIMENTAZIONE ITALIANA E CORNICE EUROPEA
a cura di GABRIELLA ALFIERI – ROSARIO CASTELLI – SERGIO CRISTALDI – ANDREA MANGANARO
Atti del Convegno Internazionale di Studi ( Catania 3-5 ottobre 2019)
INDICE
Il Convegno che sta a monte del presente volume si è mosso tra i comparti in cui viene tradizionalmente articolato lo scenario narrativo italiano tra Otto e Novecento con l’intento di trattare ogni comparto come spunto di una verifica trasversale, come base di partenza per l’apertura a un panorama complessivo. Cinque le sezioni: Tra naturalismo e modernismo (sui due capi estremi di una parabola, da una parte Zola, dall’altra il realismo modernista): Orizzonti di Verga (intorno al laboratorio verghiano, anche nelle sue dimensioni europee); Verismo e dintorni (a proposito di De Sanctis, Capuana, Valera, D’Annunzio, Pirandello); La scommessa di Fogazzaro (con attenzione sia al teorico del romanzo, sia allo scrittore in proprio); Tra vero e ideale (in ordine a De Roberto, Serao, Deledda). S’intende: alcuni contributi hanno tentato, più che altro, puntualizzazioni sull’autore rispettivamente in oggetto; altri si sono rivolti alla rete delle connessioni. Ma a considerare l’insieme, si può concludere che l’approccio specialistico e la complementare disponibilità a uno sguardo d’orizzonte si sono giovati a vicenda.
VERGA TRA MILANO E CATANIA (1872-1891)
a cura di GABRIELLA ALFIERI – ANDREA MANGANARO – SILVIA MORGANA – GIUSEPPE POLIMENI
Atti del Convegno di Studi per il quarantennale della Fondazione Verga (Catania 19-21 aprile 2018 – Milano 28-30 novembre 2018)
2 VOLUMI
INDICE
La Fondazione Verga ha celebrato i suoi primi quarant’anni con un congresso “bilaterale”, intitolato «I suoi begli anni»: Verga tra Milano e Catania – 1872-1892, che si è svolto in due sessioni, la prima a Catania dal 19 al 21 aprile e la seconda a Milano, dal 28 al 30 novembre 2018. Si ringraziano tutti gli Enti e le Istituzioni che hanno consentito la realizzazione di questa importante iniziativa. Simbolicamente si è voluto dedicare il festeggiamento a una tematica rilevante come i venti anni trascorsi da Verga a Milano, che segnarono il culmine e poi il lento declino della vita artistica dello scrittore. Si tratta di un periodo lungo e intenso, che era stato oggetto di approfonditi studi su singoli aspetti o su elementi episodici della produzione verghiana, ma che attendeva ancora un’adeguata storicizzazione critica. Nel periodo tra il 1872 e il 1892 Verga alternava lunghi soggiorni a Milano con rientri periodici a Catania, passando dall’intensa vita sociale e artistica della capitale culturale ai tranquilli periodi di vita domestica nella città natale. In Sicilia lo scrittore rielaborava istanze poetico-estetiche assorbite nei circoli intellettuali meneghini, dove frequentava musicisti, poeti, drammaturghi, pittori. Tali contatti ispirarono la creatività del narratore e del drammaturgo con propaggini significative fino al primo decennio del Novecento. Il Congresso, superando i limiti della memorialistica e della critica monografica, ha prodotto una ricerca organica sul Verga milanese, impostata su rigorose basi critiche, filologiche, semiotiche, storiche e tecnico-artistiche. Si è così illustrato a fondo un periodo essenziale e praticamente inesplorato nel suo complesso dell’esperienza artistica del grande scrittore verista.
VERGA TRA MILANO E CATANIA (1872-1891)
a cura di GABRIELLA ALFIERI – ANDREA MANGANARO – SILVIA MORGANA – GIUSEPPE POLIMENI
Atti del Convegno di Studi per il quarantennale della Fondazione Verga (Catania 19-21 aprile 2018 – Milano 28-30 novembre 2018)
2 VOLUMI
INDICE
La Fondazione Verga ha celebrato i suoi primi quarant’anni con un congresso “bilaterale”, intitolato «I suoi begli anni»: Verga tra Milano e Catania – 1872-1892, che si è svolto in due sessioni, la prima a Catania dal 19 al 21 aprile e la seconda a Milano, dal 28 al 30 novembre 2018. Si ringraziano tutti gli Enti e le Istituzioni che hanno consentito la realizzazione di questa importante iniziativa. Simbolicamente si è voluto dedicare il festeggiamento a una tematica rilevante come i venti anni trascorsi da Verga a Milano, che segnarono il culmine e poi il lento declino della vita artistica dello scrittore. Si tratta di un periodo lungo e intenso, che era stato oggetto di approfonditi studi su singoli aspetti o su elementi episodici della produzione verghiana, ma che attendeva ancora un’adeguata storicizzazione critica. Nel periodo tra il 1872 e il 1892 Verga alternava lunghi soggiorni a Milano con rientri periodici a Catania, passando dall’intensa vita sociale e artistica della capitale culturale ai tranquilli periodi di vita domestica nella città natale. In Sicilia lo scrittore rielaborava istanze poetico-estetiche assorbite nei circoli intellettuali meneghini, dove frequentava musicisti, poeti, drammaturghi, pittori. Tali contatti ispirarono la creatività del narratore e del drammaturgo con propaggini significative fino al primo decennio del Novecento. Il Congresso, superando i limiti della memorialistica e della critica monografica, ha prodotto una ricerca organica sul Verga milanese, impostata su rigorose basi critiche, filologiche, semiotiche, storiche e tecnico-artistiche. Si è così illustrato a fondo un periodo essenziale e praticamente inesplorato nel suo complesso dell’esperienza artistica del grande scrittore verista.
INDICE ANNALI 17/2024
1. Verga 2.0. Prospettive di ricerca a confronto
– Angela Gigliola Drago: Sulla recentissima critica verghiana: note a margine di un convegno
– Romano Luperini: Strategie narrative nell’ultimo capitolo del Mastro-don Gesualdo
– Andrea Manganaro: La «terribilità» del realismo verghiano
– Matteo Palumbo: Metamorfosi di una similitudine nella narrativa di Verga: l’ostrica
– Gabriella Alfieri: Lo ‘scompiglio’ linguistico di Verga tra antidialettalità, agrammaticalità ed etnificazione
– Riccardo Castellana: Oltre il fait divers: lettura antropologica de L’amante di Gramigna
– Pasquale Guaragnella: In margine alla malattia e alla morte di don Gesualdo: suggestioni verghiane su Federico De Roberto autore de I Vicerè
– Maria Dimauro: «Foggiare l’opera d’arte nella sua ultima forma». Capuana interprete di Verga
2. Altri saggi
– Elena Felicani: «Questo libro è vagabondaggio non solo di persone e di fantasie». Tessere inedite di lingua e cultura per la genesi dei Malavoglia e del Mastro-don Gesualdo nel fondo Torelli Viollier dell’Università di Milano
– Anita Placenti: Giovanni Verga e i nipoti: una lettera inedita dello scrittore indirizzata a Giovannino
– Simone Pettine: Verga e la tentazione del fantastico. Per una rilettura antimimetica de Le storie del castello di Trezza
– Ilaria Muoio: Bozzetti e novelle per la Grande Guerra: tre scritti ritrovati di Verga, Capuana e De Roberto
– Miryam Grasso: Per il Capuana ‘paesano’: testo e varianti della novella Lo Sciancato
– Giorgio Longo: Nel ventre dell’atelier. Note sul volume di Olivier Lumbroso, Dans l’atelier d’Emile Zola, Paris, Hermann 2024
INDICE ANNALI 17/2024
1. Verga 2.0. Prospettive di ricerca a confronto
– Angela Gigliola Drago: Sulla recentissima critica verghiana: note a margine di un convegno
– Romano Luperini: Strategie narrative nell’ultimo capitolo del Mastro-don Gesualdo
– Andrea Manganaro: La «terribilità» del realismo verghiano
– Matteo Palumbo: Metamorfosi di una similitudine nella narrativa di Verga: l’ostrica
– Gabriella Alfieri: Lo ‘scompiglio’ linguistico di Verga tra antidialettalità, agrammaticalità ed etnificazione
– Riccardo Castellana: Oltre il fait divers: lettura antropologica de L’amante di Gramigna
– Pasquale Guaragnella: In margine alla malattia e alla morte di don Gesualdo: suggestioni verghiane su Federico De Roberto autore de I Vicerè
– Maria Dimauro: «Foggiare l’opera d’arte nella sua ultima forma». Capuana interprete di Verga
2. Altri saggi
– Elena Felicani: «Questo libro è vagabondaggio non solo di persone e di fantasie». Tessere inedite di lingua e cultura per la genesi dei Malavoglia e del Mastro-don Gesualdo nel fondo Torelli Viollier dell’Università di Milano
– Anita Placenti: Giovanni Verga e i nipoti: una lettera inedita dello scrittore indirizzata a Giovannino
– Simone Pettine: Verga e la tentazione del fantastico. Per una rilettura antimimetica de Le storie del castello di Trezza
– Ilaria Muoio: Bozzetti e novelle per la Grande Guerra: tre scritti ritrovati di Verga, Capuana e De Roberto
– Miryam Grasso: Per il Capuana ‘paesano’: testo e varianti della novella Lo Sciancato
– Giorgio Longo: Nel ventre dell’atelier. Note sul volume di Olivier Lumbroso, Dans l’atelier d’Emile Zola, Paris, Hermann 2024
MEMORIE DI UMANITA’ E DIRITTO
Kenneth Pennington: The Tyranny of Law: Summum ius, summa iniuria
(ABSTRACT)
Federico Martino: Tra Longobardi, grifoni e castelli: Riccardo cuor di leone a Messina
(ABSTRACT)
SAGGI
Sara Menzinger: Individual, Territory and Intention: Citizenship in the Medieval Legal Debate
(ABSTRACT)
Péter Bónis: La Bolla d’Oro del re ungherese Andrea II e il diritto comune
(ABSTRACT)
Elena Brizio – Julius Kirshner: Antonio Roselli’s Role in a Florentine Arbitration between Averardo and Michele di Lapo da Castiglionchio and Antonia di Pierozzo Strozzi
(ABSTRACT)
DIRITTO INTERNAZIONALE E RELAZIONI INTERCONFESSIONALI:
INTRODUZIONE AL TEMA
Andrea Padovani: Il diritto delle nazioni nei viaggi in Oriente di Giovanni di Pian di Carpine, Guglielmo di Rubruk e Marco Polo
(ABSTRACT)
Christian Zendri: Fedeli, infedeli e zelus fidei nella tradizione giuridica: da Francesco d’Assisi a Dante
(ABSTRACT)
Mathias Schmoeckel: An international right of self-determination in the 14th century? The chance of an international legal order in the Middle Ages, the Declaration of Arbroath 1320 and the independence of peoples
(ABSTRACT)
Orazio Condorelli: Il patto con gli infedeli: un impium foedus? Venezia, i Turchi ed Enea Silvio Piccolomini / Pio II prima e dopo la caduta di Costantinopoli
(ABSTRACT)
Alain Wijffels: The Discreet Chasm of Religious Incompatibility: Pierre Goudelin’s De iure pacis commentarius (1620)
(ABSTRACT)
Luisa Brunori: Infidelitas e dominazione sulle Indie: il pensiero di Diego de Avedaño (1594-1688)
(ABSTRACT)
Serge Dauchy: La francisation des Amérindiens au 17e siècle. Enjeux économiques, politico-religieux et juridiques
(ABSTRACT)
VARIE
Ferdinando Treggiari: Vocazioni di Bartolo
(ABSTRACT)
Christian Zendri: Gerhard Dilcher (1932-2024). In memoriam
(ABSTRACT)
ORIENTAMENTI BIBLIOGRAFICI
Bibliografia
Di che cosa si occupa e si preoccupa questo saggio? Esso contiene delle variazioni sul tema del controllo sociale e dei tentativi di Charles Wright Mills e di Niklas Luhmann di rifondare la sociologia, il primo ritornando ai classici del pensiero sociologico e promettendo una “mente di qualità” attraverso una profonda rimeditazione delle concezioni sul metodo, il secondo a partire dagli esperimenti della sociologia americana degli anni ’40-’50, poi abbandonati per ragioni ideologiche, di fondare una teoria generale dei sistemi. Tali variazioni sul tema sviluppano anche una fuga in avanti che implica l’abbandono, o quantomeno la ridefinizione, di concetti quali relazione, interazione, azione, status, ruolo, aspettativa, struttura sociale, ancora oggi largamente utilizzati dai sociologi italiani.
Il volume rappresenta il primo studio sistematico della lingua di Verga, in quanto ricostruisce – analizzando 668 testi epistolari del ventennio 1865-1885 e raffrontandone gli usi linguistici con la scrittura letteraria coeva – come si sia costituita la competenza comunicativa di Verga. Una competenza linguistica e stilistica “multipla”, in cui si sono via via sedimentate le varie componenti idiomatiche che hanno animato il vissuto sociolinguistico dello scrittore nelle due decadi cruciali per la sua formazione e per la sua produzione letteraria. Il contatto con gli ambienti culturalmente più vitali e stimolanti dell’Italia del secondo Ottocento, in particolare Firenze e Milano, ha condizionato e arricchito la lingua privata di Verga – finora non adeguatamente descritta – e ha influenzato la conquista della sua lingua narrativa. Le lettere testimoniano efficacemente i rapporti dello scrittore nelle diverse reti socio-relazionali (familiare, affettiva e amicale, amicale e professionale), e ne restituiscono le dinamiche sociocomunicative. Gli usi linguistici osservati nella scrittura epistolare verghiana, scandagliata per livelli (grafico e fonologico, morfologico, sintattico, lessicale e fraseologico), sono costantemente rapportati all’italiano letterario dell’autore e all’italiano ottocentesco. Il confronto fra la lingua del Verga scrivente e la lingua del Verga scrittore ha dimostrato innanzitutto, sulla base di un corpus testuale organico, la formazione simultanea della sua competenza linguistica e del suo inimitabile stile. Non secondariamente poi la scelta di assumere Verga come caso di studio, in qualità di parlante rappresentativo della generazione postunitaria, correlandone gli usi linguistici testimoniati dalla scrittura epistolare agli usi linguistici del XIX secolo, ha consentito di storicizzarne l’esperienza in rapporto alle tendenze linguistiche postmanzoniane. In questa prospettiva socio-letteraria e socio-linguistica l’epistolario si configura come un corpus socio-comunicativo dinamico, la cui analisi linguistica restituisce compiutamente il formarsi di una competenza grammaticale, lessicale e idiomatica ricca e molteplice, da cui si è evoluto il moderno italiano interregionale di Verga.
Médée, primo saggio del giovane Corneille nell’ambito della tragedia, quasi un lavoro preparatorio ai successivi Cid, Horace e Polyeucte, con i quali si imporrà quale indiscusso protagonista del Grand Siècle. Si è concordi nel riconoscere in Seneca la fonte principale della sua Médée, come egli stesso riconosce nell’Examen della tragedia. Tuttavia, contrariamente a Seneca, egli sfuma il lato demoniaco di Medea, restituendone l’immagine euripidea di sposa ferita, che solo sul finale acquisisce un lato mostruoso, benché le sue azioni vendicative appaiano più comprensibili agli occhi degli spettatori, dati gli intrighi iniqui di Giasone, sposo infedele, e dei sovrani di Corinto di cui è vittima. Giasone è la misera incarnazione della vanità e dell’orgoglio, e Creusa, figlia del re di Corinto, è così impertinente da chiedere, e quasi pretendere, la veste regale di Medea, dopo che ne è stato decretato l’esilio. Corneille riprende alcuni ingredienti spettacolari del teatro senechiano, rappresentando la morte dei sovrani di Corinto sulla scena, ma si astiene dal visualizzare l’infanticidio, sconveniente per il teatro delle bienséances, evocandolo, quasi sterilizzato, con soli quattro versi nel discorso ultimo di Medea a Giasone. Infine, un epilogo originale rispetto alla tradizione: un suicidio di una certa opacità, silenzioso e privo di qualsiasi solennità.
Federico De Roberto, uno stile di pensiero
Il libro tende a una dilucidazione di alcuni esiti dello stile di pensiero di Federico De Roberto. È, quello dello scrittore siciliano, un atteggiamento mentale che si misura con figure e temi quali la malasorte, i volti molteplici della passione amorosa, le illusioni e i disincanti, l’ossessione del potere, il sentimento e la rappresentazione della morte. Il «mondo» agirebbe nel segno di un vero e proprio «gioco» che, con la cifra del grottesco, disvelerebbe un rovesciamento laico di una secolare visione cristiana. È in questo senso che le vicende umane si offrirebbero come un irrisarcibile «succedersi di evanescenze».
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