Spiritualità (14)
  • Quelli di Salvatore Cosentino in questo viaggio a Lourdes sono i pensieri di un pellegrino che si approccia al Mistero con la predisposizione a lasciarsi stupire. Pensieri come pagine di un diario. Pensieri che scandagliano l’animo del penitente alla ricerca di guarigione, non dei malanni del corpo, ma dei dubbi dell’anima. Il volume è una guida che non dispensa informazioni logistiche, ma orienta alla ricerca dell’Alto e dell’Altro.

  • Archetipo comunionale della Chiesa e della società. Per una lettura teologico-trinitaria del Concilio Vaticano II

    Il Concilio Vaticano II può essere considerato un concilio trinitario? Il presente volume tenta di rispondere a questo interrogativo attraverso un’attenta lettura teologica dei suoi principali documenti. La straordinaria lezione conciliare insegna che Dio non è un mistero irraggiungibile, ma è comunione di Persone che si rivela e si dona all’uomo per renderlo partecipe della sua stessa vita divina. L’intenzione dei Padri conciliari infatti è quella di mostrare il Dio di Gesù Cristo come orizzonte di senso dell’esistenza umana e fondamento ultimo delle relazioni interpersonali. La Chiesa – Familia Dei – si configura allora come icona della Trinità capace di delineare un nuovo modo di vivere l’ecclesialità, i cui segni distintivi sono la sinodalità, la condivisione e la fraternità.

    La Trinità by: Ferro Daniela 12,00
  • Riflessioni sulla malattia e la sofferenza

    “Quando la sofferenza bussa nella nostra vita personale, è tutta una ridda di interrogativi che si affollano e tumultuano nel cuore: perché proprio a me? perché la vita ha per me risvolti così infidi? perché Dio sembra accanirsi su di me?”. Con queste parole scarne ed essenziali Mons. Costanzo ci colloca nel mistero del dolore.

  • Questa gustosa vita del santo di Padova fu pubblicata per la prima volta nel 1985. L’autore, il filosofo siciliano scomparso nel 2008, ha lasciato che il santo raccontasse di sé liberamente, dall’inizio alla fine. Ne è venuto fuori un racconto dove l’espediente romanzesco si risolve a favore della veridicità o probabilità storica, lasciando affiorare di Antonio di Padova un’immagine interiore velata di autoironia. Leggere questa biografia appassiona come leggere un romanzo a metà tra l’epica e la storia, da cui traspare, però, pagina dopo pagina, una delle più grandi figure di santi di ogni tempo.

  • Una sera, mentre con alcuni amici si discuteva del più e del meno, ci accorgemmo che emergeva, quasi naturalmente, il desiderio di conoscere meglio e di più l’esperienza della nostra fede. Le risposte dei tempi del catechismo non riuscivano a soddisfare il bisogno. Intanto si accorciavano i giorni che mi separavano dalla partenza per Santiago de Compostela avendo come insolito compagno di viaggio padre Pietro Antonio.
    Questo libro si sviluppa durante il percorso verso Santiago, nasce dal desiderio di conoscere e dalla voglia di interrogare e interrogarsi. Chi intraprende un cammino occorre che si equipaggi per affrontare la fatica del percorso, attrezzandosi per reagire tempestivamente a ogni difficoltà preventivata o inaspettata. Le domande e le risposte nate dalla fatica di un cammino, vogliono essere – come scrive il giovane pellegrino – “un informarsi prima che certi eventi ti accadano”. Un “informarsi” per affrontare il non prevedibile cammino della fede.

  • Una riflessione teologico pastorale sulla vita parrocchiale

    Le parrocchie oggi appaiono, e spesso lo sono, come mortificate. Somigliano più ad “aborti di comunità di salvezza” che a robusti giovani desiderosi di portare fino in fondo gli impegni assunti nel loro giuramento di fedeltà a Cristo. E anche il sacerdozio dei preti appare come mortificato. Manca di un braccio. Assomiglia più al sacerdozio di Aronne che a quello di Cristo. Il problema che si pone è sulla vera completezza del sacerdozio. Nessun prete è sacerdote di Cristo se non permette di esserlo, a modo loro, a tutti quei battezzati che i documenti ufficiali chiamano christifideles laici. Spunta così il problema parrocchia. Problema non nuovo, ma che troppo spesso è stato vissuto con una mentalità arcaica di chi voleva il laico come una sorta di aiutante-volontario, una sorta di sagrestano aggiunto. Abbiamo bisogno di una parrocchia “nuova”, “altra”, in cui il prete riscopra le radici evangeliche del suo ministero, il legame profondo con quel Gesù che adempie le promesse dei profeti e annuncia la gioia che il regno di Dio è vicino, in mezzo agli uomini, sperimentabile. Una parrocchia in cui il singolo laico viva in modo “altro” la sua religiosità.

  • Una biografia laica di don Antonino La Giglia, parroco della parrocchia SS. Salvatore di Leonforte, in Sicilia. Il volume ripercorre la vita del sacerdote, dal suo arrivo negli anni Cinquanta alla fondazione della parrocchia alla edificazione della chiesa. Tra le righe, la sua l’attività di instancabile annunciatore del Vangelo attraverso l’utilizzo dei nuovi media che, negli anni, si andavano diffondendo, dal cinema alla radio.

  • La mitezza, comportamento o atteggiamento ispirato a un senso di paziente e benevola umanità. è ancora possibile la mitezza in un mondo segnato dai nazionalismi e dalla paura dell’altro? In una Italia sempre più barricata dentro i propri confini? In questo volume si raccolgono alcuni interventi di studiosi e operatori sociali all’insegna del pensiero di Giorgio La Pira, indimenticato sindaco di Firenze che di mitezza caratterizzò la sua azione politica e la dialettica. Un saggio, questo, per chi ama pensare, riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni e desidera essere un po’ irregolare. A chi non si arrende alle mode dilaganti, a chi ama liberare il proprio pensiero dalle catene che spesso lo comprimono.
    CONTRIBUTI: Claudio Saita – Rosa Loredana Cardullo – Antonio Di Grado – Giorgia Costanzo – Carmelo Lauretta – Vincenzo Morello – Christian Costanzo – Alessandro Dagnino – Luigi Arena – Margherita Asta
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  • Possono i cattolici parlare di una dimensione etica del piacere? L’argomento, uno dei più ‘tabuizzati’, suscita non poche perplessità negli ambienti cattolici, giacché secoli di tradizione ‘doloristica’ hanno relegato il piacere o in una dimensione edonistica o, al contrario, idealizzato fino a identificarlo con la gioia, riducendolo di fatto a una sorta di raggiro della natura per garantire la sopravvivenza della specie. L’autrice, senza scadere in semplicistiche valutazioni sul piacere sessuale in sé, si occupa degli elementi che giustificano pienamente un discorso cristiano sulla legittimità, bontà e ricerca del piacere sessuale nel contesto coniugale, attingendo innanzitutto al racconto della Genesi e al Cantico dei Cantici, poi analizza le ambivalenze dell’età patristica per approdare infine al magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI fino alla esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco.

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  • Lo scopo di questo volume è di mettere in luce il pensiero e l’insegnamento di Giovanni Paolo II relativamente alla Madre di Dio, quale segno e strumento di Riconciliazione e di Pace nel ministero della salvezza. L’Autore prende in esame le prime quattro lettere encicliche di Giovanni Paolo II, considerate i documenti che maggiormente fondano e motivano il pensiero del papa: la Redemptor hominis, la Dives in Misericordia, la Dominum et vivificantem e la Redemptoris Mater. Il lavoro di Fr. Cristoforo Amanzi, a partire dalla sapiente e autorevole devozione di Giovanni Paolo II, mostra l’importanza della figura di Maria, quale Regina della Pace, nel nostro travagliato tempo. A motivo di ciò, il presente contributo risulta indispensabile per ogni cristiano che voglia costruire una fondata spiritualità sulla pace. Il volume si suddivide in due parti: la prima approfondisce l’insegnamento “dottrinale” ripercorrendo le prime encicliche di Giovanni Paolo II; la seconda, evidenzia il suo insegnamento “pastorale”.

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  • Il volume raccoglie le riflessioni di autorevoli studiosi proposte nel Seminario Interdisciplinare in preparazione al V Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, dal titolo Paolo VI, artefice dell’umanesimo cristiano nel XX secolo, organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “M. Sturzo” di Piazza Armerina, dal 25 marzo al 13 maggio 2015, presso il Museo Diocesano. Parlare di umanesimo cristiano in Paolo VI è certamente un’impresa davvero ardua, dal momento che tutto il suo magistero, espresso attraverso allocuzioni, scritti e discorsi, era gravido di questo tema a lui molto caro. Tale pensiero che tradisce una forte passione antropologica del papa per la vita umana, viene contestualizzato in un momento storico particolare come, il XX secolo, attraversato dai totalitarismi, dai conflitti mondiali, dalla lenta ripresa del nostro Paese, dal fermento politico e teologico del mondo cattolico, sfociato poi nel grande evento del Concilio Vaticano II. Un contesto storico che sfocia nell’odierna società complessa, globalizzata e secolarizzata, in cui il messaggio di Paolo VI è oltremodo attuale e pertinente nell’indicare la misura vera dell’uomo nell’uomo-Figlio-di-Dio. L’antica storia del buon Samaritano è stata difatti il paradigma della spiritualità del Concilio e dell’intero magistero del papa, in virtù del quale la Chiesa si occupa, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo come oggi in realtà si presenta. Diventa quanto mai risolutiva, la scelta di riconsiderare l’umano gesuano e cristico come centro nevralgico da cui ripartire, per comprendere l’uomo di oggi.
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  • PER UNA TEOLOGIA DELL’ARTE IN PAOLO VI
    Il volume presenta una riflessione teologica sul pensiero e sugli insegnamenti di Paolo VI sull’arte in stretto rapporto con la fede. Ricostruendo la biografia e la formazione intellettuale di Giovanni Battista Montini, prima come assistente della FUCI e al servizio presso la Segreteria di Stato, poi nell’episcopato milanese e infine nel suo ministero universale petrino, l’autore porta alla luce le riflessioni originali e gli insegnamenti sul valore intrinseco dell’arte, essenzialmente religiosa, intesa dal papa come linguaggio dello spirito, che capta dal cielo dello spirito l’ineffabile bellezza di Dio per tradurla in forme accessibili attraverso la parola, i colori, i suoni e la materia. Un’arte che si pone al servizio regale, profetico e sacerdotale della fede cristiana e si avvicina, per connaturalità, alla rivelazione divina. Da una lettura attenta dei suoi discorsi e azioni di promozione a favore dell’arte, emerge sempre più la consapevolezza che l’arte (anche quella contemporanea) è rivelatrice non solo della bellezza di Dio ma anche della verità dell’uomo nel suo destino escatologico. In questo assunto, l’arte cristiana è per Paolo VI “perenne rivelazione” attraverso un modo antropologico di esprimere l’esistenza. Tale tematica auspica un metodo antico e sempre nuovo di fare teologia attraverso l’arte, mostrandosi sempre attuale ed efficace per una nuova evangelizzazione.
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