NARRAZIONI (26)
  • Prefazione di Gabriella Alfieri

    Il marito di Elena fu pubblicato da Treves nel 1882, subito dopo la delusione per l’insuccesso dei Malavoglia, quasi come rivalsa o risarcimento per l’editore. Questo romanzo, che sviluppa la sua trama sul confronto tra la frivola mondanità cittadina di una Napoli borghese e la solidità di valori del mondo rurale di Altavilla Irpina, è un classico esempio della scrittura bifronte del Verga, sospesa perennemente tra realismo rusticano e psicologismo intimista, con relative cifre stilistiche: simulazione narrativa dell’oralità “popolare” e della conversazione salottiera. Cesare, giovane di origini contadine, compiuti gli studi in legge a Napoli, sposa Elena, vivace donna di città e amante della mondanità. Il romanzo descrive i contrasti dei due mondi che si riflettono all’interno della coppia, causa di una progressiva e sempre più evidente incompatibilità dei due protagonisti che porterà l’uomo, combattuto tra l’amore e i valori della società da cui proviene, all’epilogo più classico dei drammi d’amore.

  • Il denaro lascia tracce come bava la lumaca. La lumaca è per la via. La scia è tenue, lieve. Se passa tempo, fra sole e sereno il sentiero di grigio e d’argento si slava, si sbriciola, scompare“.
    Siamo in Sicilia, agli inizi del XVII secolo, un uomo muore in uno strano incidente nella sua miniera di sale. La vedova, intenzionata a vendere i terreni ereditati e la miniera stessa, coinvolge il reverendo don Filippo La Ferla nella trattativa. Si presentano due sconosciuti acquirenti, in realtà prestanome di un misterioso signore interessato a insediarsi con un feudo nella libera città demaniale di Castrogiovanni che lo avrebbe collocato nel Parlamento dell’Isola con un doppio peso: nel braccio feudale e nel braccio demaniale. Da questa compravendita si sviluppa un intrigo che coinvolgerà uomini di chiesa, ricchi signori, legulei, vedove e perpetue, tra incendi dolosi, omicidi e un fiume di fiorini d’oro d’Aragona. È la storia di sempre: potere e denaro si legano e si intrecciano e, allora come oggi, per venirne a capo occorre seguire la bava dei soldi prima che scompaia.

  • Nell’anno 1937 l’Italia è da 15 anni sotto il regime fascista. Ma il 1937 è anche l’anno della Lucchese, dai colori rossoneri, che conquista un insperato e meritatissimo settimo posto nella massima divisione. In piena temperie dittatoriale, in un clima di assuefazione, autoritarismo, dove la folla è gregge e l’opinione pubblica inesistente, all’alba, più o meno, delle disgraziate leggi razziali, in quella squadra militano Bruno Neri, Libero Marchini, Gino Callegari, Bruno Scher, Aldo Olivieri. Allenatore è Ernest Erbstein, ungherese di famiglia ebrea, genio e filosofo del gioco, il quale sarà poi direttore tecnico del Grande Torino che perirà nella tragedia di Superga. Nomi da leggenda – Olivieri, portiere, il gatto magico, sarà anche campione del mondo in azzurro nel 1938 – soprattutto uomini liberi, una pattuglia di coraggiosi, capaci di non piegarsi ai diktat di regime e alle più bieche e opportunistiche convenzioni, capaci di non cedere alla paura, per continuare a essere sé stessi e a difendere le proprie idee e ideali. (dalla Prefazione di Alberto Figliolia)

  • MEMORIE DI RUSSO GESUALDO

    Racconti del paniere è una raccolta di brevi storie dedicate al signor Russo Gesualdo, maestro dell’arte dell’intreccio di “cufina” e “panara”, abilità comune tra i contadini dell’entroterra siciliano, che egli apprese fin dalla giovane età durante le pause dal lavoro di fatica. I racconti della raccolta, che riprendono in più occasioni espressioni tipiche del mondo agreste isolano e scandiscono le varie età del protagonista, sono frutto di video-interviste realizzate in tempo di quarantena per pandemia da Covid 19.

  • Un giovane affronta quelli che saranno gli ultimi 47 giorni della sua vita in una estenuante lotta contro il cancro. Accanto a lui un prete e gli amici. Aldo ha 21 anni e combatte contro un terribile cancro rarissimo e senza cura. Un prete, con cui non aveva mai avuto rapporti prima, si ritrova a fargli da padre. Insieme combattono non solo contro il “nemico”, ma anche contro Dio, con accenti simili a quelli di Giobbe. Dio in questa battaglia da che parte sta? Un libro scritto in punta di piedi, leggero, anche se tratta argomenti pesanti, come il senso del dolore innocente e della morte. Un libro che riguarda da vicino chiunque abbia avuto a che fare con il dolore. Con una lucidità disarmante, una delicatezza fuori dall’ordinario e una profondità rara, l’autore ha saputo raccontare 47 giorni di “battaglia”, evitando quella retorica ecclesiastica che Voltaire definiva essere come la spada di Carlo Magno: lunga e piatta. Leggendo queste pagine le lacrime lasciano spazio alle domande, quelle vere.

  • Quello di Monica Strano è una sorta di diario di viaggio, che inizia con il suo trasferimento da Catania a Benevento per andare a lavorare in una clinica veterinaria. L’autrice, e quindi anche la protagonista, è infatti una veterinaria affezionatissima al suo Time, un meticcio mastino siciliano. Attraverso i ricordi del passato e le strane vicende del presente (a Benevento, città di streghe), l’Autrice esplora dubbi e incertezze del suo mondo, sempre alla ricerca di una vita possibile e di risposte concrete soddisfacenti. In questo suo peregrinare nel passato emergono amori, episodi inquetanti, fughe in macchina e strani personaggi. E tanti animali, piccoli e grandi, dei quali la protagonista riesce a percepire i pensieri.

  • Una notte arriva sulla linea 113 una segnalazione di urla provenienti da una villa. Una villa che sembra deserta, ma in realtà abitata dall’ultima discendente di una ricca famiglia. Nel frattempo, nell’ospedale civico giunge un ferito grave, di cui non si conosce l’identità. Il commissario Anastasio Ventura, un lupo solitario, che sceglie di aspettare la pensione su una tranquilla isoletta di povere case ai piedi di un vulcano, davanti all’«isola grande», a una Sicilia mai nominata, si ritrova così a indagare su una storia dove il delitto non è ancora stato compiuto. Il commissariato, che si affaccia su una spiaggetta dove le volanti sono parcheggiate accanto alle barche dei pescatori, è animato da una squadra di poliziotti del luogo che cercano, in qualche modo, di spiegare l’isola al commissario forestiero. Gran lettore, ironico, con un solido senso della legalità e della giustizia, poliziotto di naturale gentilezza, cui l’età non ha rubato nulla al fascino, Ventura, seppur riluttante, si ritrova affiancato nell’indagine, dalla vulcanica Maria Isola Lo Faro, ostinata cinefila, «appuntata» con il sogno di passare alla giudiziaria. Ed è proprio l’appuntato Maria, con la sua lingua “cagliostra”, con il suo imperversare pieno di antica saggezza, con la sua imprevedibilità e con il suo stesso essere il “genius loci”, l’anima dell’isola, che aiuterà il commissario a venire a capo di una complicata storia di trame familiari e nodi mai sciolti, resa torbida dai segreti di una donna, di tragica bellezza, che vive in solitudine in una casa fitta di tenebroso mistero, dove tutto ha avuto inizio.