FONDAZIONE VERGA (18)
  • REALISMO, VERISMO, MODERNISMO TRA SECONDO OTTOCENTO E PRIMO NOVECENTO.
    SPERIMENTAZIONE ITALIANA E CORNICE EUROPEA
    a cura di GABRIELLA ALFIERI – ROSARIO CASTELLI – SERGIO CRISTALDI – ANDREA MANGANARO
    Atti del Convegno Internazionale di Studi ( Catania 3-5 ottobre 2019)

    INDICE
    Il Convegno che sta a monte del presente volume si è mosso tra i comparti in cui viene tradizionalmente articolato lo scenario narrativo italiano tra Otto e Novecento con l’intento di trattare ogni comparto come spunto di una verifica trasversale, come base di partenza per l’apertura a un panorama complessivo. Cinque le sezioni: Tra naturalismo e modernismo (sui due capi estremi di una parabola, da una parte Zola, dall’altra il realismo modernista): Orizzonti di Verga (intorno al laboratorio verghiano, anche nelle sue dimensioni europee); Verismo e dintorni (a proposito di De Sanctis, Capuana, Valera, D’Annunzio, Pirandello); La scommessa di Fogazzaro (con attenzione sia al teorico del romanzo, sia allo scrittore in proprio); Tra vero e ideale (in ordine a De Roberto, Serao, Deledda). S’intende: alcuni contributi hanno tentato, più che altro, puntualizzazioni sull’autore rispettivamente in oggetto; altri si sono rivolti alla rete delle connessioni. Ma a considerare l’insieme, si può concludere che l’approccio specialistico e la complementare disponibilità a uno sguardo d’orizzonte si sono giovati a vicenda.

  • VERGA TRA MILANO E CATANIA (1872-1891)
    a cura di GABRIELLA ALFIERI – ANDREA MANGANARO – SILVIA MORGANA – GIUSEPPE POLIMENI
    Atti del Convegno di Studi per il quarantennale della Fondazione Verga (Catania 19-21 aprile 2018 – Milano 28-30 novembre 2018)
    2 VOLUMI
    INDICE

    La Fondazione Verga ha celebrato i suoi primi quarant’anni con un congresso “bilaterale”, intitolato «I suoi begli anni»: Verga tra Milano e Catania – 1872-1892, che si è svolto in due sessioni, la prima a Catania dal 19 al 21 aprile e la seconda a Milano, dal 28 al 30 novembre 2018. Si ringraziano tutti gli Enti e le Istituzioni che hanno consentito la realizzazione di questa importante iniziativa. Simbolicamente si è voluto dedicare il festeggiamento a una tematica rilevante come i venti anni trascorsi da Verga a Milano, che segnarono il culmine e poi il lento declino della vita artistica dello scrittore. Si tratta di un periodo lungo e intenso, che era stato oggetto di approfonditi studi su singoli aspetti o su elementi episodici della produzione verghiana, ma che attendeva ancora un’adeguata storicizzazione critica. Nel periodo tra il 1872 e il 1892 Verga alternava lunghi soggiorni a Milano con rientri periodici a Catania, passando dall’intensa vita sociale e artistica della capitale culturale ai tranquilli periodi di vita domestica nella città natale. In Sicilia lo scrittore rielaborava istanze poetico-estetiche assorbite nei circoli intellettuali meneghini, dove frequentava musicisti, poeti, drammaturghi, pittori. Tali contatti ispirarono la creatività del narratore e del drammaturgo con propaggini significative fino al primo decennio del Novecento. Il Congresso, superando i limiti della memorialistica e della critica monografica, ha prodotto una ricerca organica sul Verga milanese, impostata su rigorose basi critiche, filologiche, semiotiche, storiche e tecnico-artistiche. Si è così illustrato a fondo un periodo essenziale e praticamente inesplorato nel suo complesso dell’esperienza artistica del grande scrittore verista.

     

  • La “terribilità”, la sconvolgente capacità di guardare lucidamente la “verità effettuale” dell’agire umano, senza il velo di alcuna ipocrisia. È questa caratteristica, spesso taciuta, di Verga, a emergere da questo libro, che propone alcuni temi rileggendone l’intera opera: quello, machiavelliano, della ferinità come componente essenziale, costitutiva, dell’umanità stessa; quello della guerra, della lotta, dei conflitti, sia della Storia sia delle storie individuali; quello dello “spatriare”, per necessità, che dalle sue pagine si proietta sugli infiniti drammi vissuti da moltitudini di esseri umani, sulle intere generazioni partite per “là dove muore il sole”, e su chi, oggi, privo di tutto, giunge dal mare sulle stesse spiagge dei Malavoglia. Difficile, anche arduo da sopportare, questo sguardo di Verga sulle “cose” del mondo, che non arretra di fronte al male, ma che vuole conoscerlo e rappresentarlo, senza infingimenti e facili illusioni. Ma proprio per questo coraggioso riconoscimento, per questa amara consapevolezza, per le sue negazioni, profonde istanze possono anche sorgere in chi oggi voglia rileggere la sua opera, e riesca a “stare con lui”, con il terribile e grande Verga, riscoprendone la voce immanente di autentica pietà per il dolore del mondo.

  • La poetica delle contraddizioni in De Roberto novelliere

    Nella vastissima e poliedrica produzione letteraria di Federico De Roberto (Napoli, 1861-Catania, 1927), una considerazione adeguata meritano le novelle – circa un centinaio – composte tra il 1887 e il 1927. Nella sua pluridecennale attività di novelliere, l’autore de I Vicerè sviluppa una metodologia di scrittura sistematica e precisa vòlta all’osservazione e alla riproduzione esatta del reale, spinta oltre i modelli del verismo. La novella diventa il laboratorio di speculazioni teoriche e sperimentalismi letterari applicati, successivamente, nei ben più celebri romanzi dell’autore catanese. Partendo da un’analisi delle prefazioni alle raccolte di novelle, il presente studio analizza i due principali filoni narrativi della novellistica derobertiana. Nel primo, connotato dalla poetica dell’amore, è palese la contraddizione prospettica tra la concezione del sentimento come oggetto di studio e come oggetto di rappresentazione letteraria. Se dal punto di vista teorico l’amore risponde a una casistica precisa elaborata dall’autore, al momento della sua trasposizione narrativa si manifesta la sua assoluta e sfuggente contraddittorietà. Il secondo filone si sviluppa attorno a quelle che la critica ha battezzato le “novelle della guerra”, scritte a ridosso del primo conflitto mondiale. Nate come rappresentazioni retrospettive ma fedeli di episodi emblematici del vissuto quotidiano dei combattenti, queste novelle diventano una concatenazione di signifiants polisemici che rinviano a una realtà terrificante. Pur nella riproduzione narrativa, la realtà bellica si presenta drammaticamente stravolta da fatti storici che rimettono in dubbio tutte le certezze acquisite e lasciano spazio a interpretazioni plurime. L’attrito tra le teorie esposte dall’autore nelle sue prefazioni e le risultanze dei suoi testi narrativi si risolve in una “poetica delle contraddizioni”, dove le strategie narrative diventano strumenti essenziali per rivelare le discordanze della realtà. La parabola delle novelle derobertiane, qui indagata organicamente per la prima volta, permette di individuare le tappe di una vicenda letteraria intensa e singolare, spinta da una tensione continua tra veritas e fictio, ed estesa tra moduli veristi, modernisti ed espressionisti.

  • Ripartito in due parti, il saggio propone nella prima una disamina lucida e originale del rapporto tra paesaggio e letteratura, soffermandosi in particolare sul secondo Ottocento, problematico momento di transizione dalla concezione romantica in cui il paesaggio rispecchia lo stato d’animo e il vissuto dei personaggi ai molteplici aspetti che esso assume nel Novecento. Nella seconda parte, la documentata e puntuale analisi delle dodici Novelle rusticane evidenzia la funzione narrativa e ideologica assegnata da Verga al paesaggio, metafora della propria Weltanschauung. “Sfinge misteriosa” con un “carattere di necessità fatale” (Di là del mare) il paesaggio nelle Rusticane è abitato da “fantasmi passeggieri”, umili protagonisti di piccole vicende sulle quali si abbattono il potere della Natura (Malaria, I galantuomini, Gli orfani) e della Storia (Libertà, Il Reverendo, Cos’è il Re), espressioni della visione materialistica ed economicistica (La roba, Pane nero) di Verga.

  • Prefazione di Gabriella Alfieri

    Il marito di Elena fu pubblicato da Treves nel 1882, subito dopo la delusione per l’insuccesso dei Malavoglia, quasi come rivalsa o risarcimento per l’editore. Questo romanzo, che sviluppa la sua trama sul confronto tra la frivola mondanità cittadina di una Napoli borghese e la solidità di valori del mondo rurale di Altavilla Irpina, è un classico esempio della scrittura bifronte del Verga, sospesa perennemente tra realismo rusticano e psicologismo intimista, con relative cifre stilistiche: simulazione narrativa dell’oralità “popolare” e della conversazione salottiera. Cesare, giovane di origini contadine, compiuti gli studi in legge a Napoli, sposa Elena, vivace donna di città e amante della mondanità. Il romanzo descrive i contrasti dei due mondi che si riflettono all’interno della coppia, causa di una progressiva e sempre più evidente incompatibilità dei due protagonisti che porterà l’uomo, combattuto tra l’amore e i valori della società da cui proviene, all’epilogo più classico dei drammi d’amore.

  • Introduzione, note e cura di Sebastiano Arena

    Lo scopo di questo volume è la trascrizione, lo studio e l’analisi delle lettere inedite di Federico De Roberto e Corrado Ricci. Il carteggio è utile non soltanto perché contribuisce ad ampliare gli studi sullo scrittore siciliano, ma anche perché fornisce un nuovo strumento di indagine sulla guida illustrata che Corrado Ricci, curatore per l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo, aveva commissionato a De Roberto, pubblicandola nella “Collezione di monografie illustrate” per la serie “Italia Artistica” nel 1907. De Roberto, sebbene riluttante, come testimoniano le lettere, ricevette da Ricci l’incarico di occuparsi sia del testo narrativo sia del testo visivo riguardante Catania. Il volume è diviso in due capitoli. Il primo è dedicato all’analisi della collezione di monografie illustrate curata da Ricci. Il secondo capitolo ha come oggetto di studio precipuo il carteggio tra De Roberto e Ricci (1900-1924), che permette di conoscere a fondo il legame d’amicizia tra lo scrittore catanese e lo studioso ravennate e la stima che li lega.

  • il lungo sodalizio con quella che fu per diversi anni la principale impresa editoriale italiana e il conseguente corposo carteggio – nel quale sono da registrare pure lunghe pause dovute all’allontanamento dello scrittore verso l’editore Galli, innanzitutto, o a episodi di forte frizione tra i Treves e De Roberto – prendono le mosse, per ciò che ne re­sta, da una breve cartolina del 24 aprile 1886 inviata dal patriarca dell’impresa, Emilio, a De Roberto; gli scriveva per esortarlo a inviargli un’opera (La Sorte, come si intuisce dalle missive seguenti), a cui evidentemente Federico aveva fatto cenno in una missiva antecedente non conservatasi, lasciando intravedere allo scrittore la concreta possibilità di ottenere una promessa di pubblicazione: «mandi il manoscritto, e poi le potrò dare una risposta precisa, che non dubito sarà favorevole».4 La risposta, invece, si fece lungamente attendere e, quando giunse, portò notizie assai diverse da ciò che lo scrittore si aspettava.
    Il presente volume contiene tutto il carteggio intercorso (dal 1886 al 1926) tra Federico De Roberto e i Treves – sia la famiglia sia gli impiegati e i dirigenti della Casa editrice –, non potendosi scindere la dimensione privata da quella lavorativa, gli affetti dagli affari, quando si tratta della Fratelli Treves Editori.

  • A cura di Giuseppe Savoca e Antonio Di Silvestro

    Se le vicende delle carte di Giovanni Verga, soprattutto per le opere definite e licenziate da lui stesso, sono state e sono accidentate e ancora in svolgimento, quelle delle lettere attestano il massimo della confusione, della frammentazione e della imprevedibilità. Le numerose raccolte già pubblicate potrebbero suggerire l’idea che il più del lavoro documentario su questo versante sia stato già fatto, ma nella realtà le cose stanno in maniera alquanto diversa, soprattutto per la modesta qualità filologica di molte delle stampe e delle edizioni realizzate. Su questo secondo aspetto, il contributo presente si colloca su una linea di rigore, ponendosi anche come naturale involontario romanzo familiare ‘autobiografico’.
    Il volume è organizzato presentando i pochi materiali epistolari già stampati insieme a quelli (la maggior parte) inediti, trascritti con la massima cura. Sia gli editi sia gli inediti sono corredati di un essenziale apparato esplicativo sui contenuti e sulle forme della scrittura verghiana. Le lettere ai fratelli contenute in questo volume (l’intero blocco Christie’s di lettere inedite a Mario acquisito dalla Regione Sicilia nel 2008, e le 24 a Pietro già stampate da altri) partono dal luglio 1886 (con due anticipi estravaganti, provenienti da altra fonte, dell’83 e dell’85), facendo dunque registrare un vuoto di più di cinque anni, e si fermano al 20 giugno 1897. A queste lettere ne seguono meno di altre trenta per gli anni 1899-1920 (di cui solo cinque trascritte da manoscritti e il resto attinto alle Lettere sparse). L’unica lettera al fratello Mario rintracciata per l’85 (3 gennaio) in un microfilm del Fondo Mondadori può in qualche modo riassumere il moltissimo che manca degli anni intermedi fra le due raccolte all’insegna di «una vera battaglia di tutti i giorni», tanto per difendersi, tra Milano e Roma, dagli attacchi di un certo ambiente letterario, giornalistico, teatrale, quanto per destreggiarsi tra debiti e prestiti, passività, canoni e cambiali che segnano da sempre e per sempre la situazione economica di Giovanni e della famiglia, mai stabilizzatasi e mai in ‘attivo’.

  • Introduzione, note e cura di Oreste Palmiero

    Il carteggio qui raccolto in edizione critica, che per la prima volta riunisce l’intero materiale epistolario ora rintracciabile riguardante i due scrittori, si caratterizza per il suo alto valore intrinseco. Il ricco numero di lettere che lo costituisce, offre una lettura stimolante e ricca di spunti anche curiosi, non solo sulle vicende personali che accompagnarono la parabola biografica di Verga e Giacosa, ma anche sugli episodi artistici (specificatamente teatrali) che fecero da sfondo al dipanarsi delle loro carriere. A ciò si aggiunga l’interesse scaturito dall’osservazione del consolidarsi di un’amicizia che, sebbene coltivata principalmente nei rapporti personali diretti, trova nella corrispondenza un mezzo potenzialmente non secondario, in virtù della caratteristica naturalmente confidenziale e riservata di tale strumento di comunicazione.

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    INDICE ANNALI 12/2019
    – Giorgio Forni: Capuana, Richet e la suggestione
    – Giuseppe Polimeni: «Ma sarà l’opera di quello scrittore»: voci e temi del dibattito sulla lingua nella Milano pre-verghiana (1865-1871). Primi sondaggi
    – Donatella La Monaca: Luigi Gualdo «corridore a staffetta» nella «selva» di fine Ottocento
    – Antonino Antonazzo: Inediti verghiani in lettere a Giulio Ricordi
    – Milena Giuffrida: Per un contributo all’ecdotica dei carteggi verghiani. Alcune considerazioni in margine al carteggio Verga-Capuana
    – Stephanie Cerruto: Il carteggio Verga-Martini: notazioni linguistiche e culturali
    – Francesca Puliafito: Appunti sulle suggestioni naturaliste ne Il marito di Elena
    – Daniela De Liso: Matilde Serao, la “letterata viaggiante”. Storie di vita e di viaggi tra Napoli e il mondo sul finire dell’Ottocento
    – Elisabetta Mantegna: Le «novelle che si leggono di un soffio»: Matilde Serao e la letteratura educativa post-unitaria
    – Dino Manca: L’Edizione Nazionale delle Opere di Grazia Deledda: i percorsi e i risultati della prima filologia deleddiana
    – Maria Carreras i Goicoechea: Nota alla polemica sulle traduzioni spagnole de I Viceré: il caso di M. Navarro e J.R. Monreal
    – Andrea Manganaro :«Here and There Where the Sun Is Born and Dies»: Verga’s Heroes and Ourselves

    Annali 2019/12 by: Annali 20,00
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    VERGA E “GLI ALTRI”.
    LA BIBLIOTECA, I PRESUPPOSTI, LA RICEZIONE
    a cura di Andrea Manganaro e Felice Rappazzo

    Sono raccolti in questo numero della rivista saggi di studiosi italiani e stranieri che indagano il rapporto fra Verga e “gli altri”. Le ricerche qui esposte muovono in tre principali direzioni: la prima riguarda gli autori che sono stati fonte di suggestioni tematiche e formali, anche indirette, costituendo la “biblioteca” reale o ideale dello scrittore catanese; la seconda riguarda scrittori che ne hanno ricevuto stimoli e spunti, in Italia, a partire dai suoi contemporanei e fino al tardo Novecento; la terza guarda alla ricezione di Verga in vari paesi, anche lontani geograficamente e culturalmente. Molti dei saggi qui pubblicati sono il risultato degli interventi proposti in occasione del Convegno Internazionale Verga e “gli altri”. La biblioteca, i presupposti, la ricezione, tenutosi a Catania (27-29 settembre 2017), su iniziativa del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, della Fondazione Verga, dell’ADI-SD (Associazione degli Italianisti – Sezione Didattica).

    ANNALI INDICE N. 11/2018
    – Nadia Amine: Proposta di lettura interculturale dei Malavoglia di Verga: un incontro con il Marocco tramite proverbi, modi di dire, usi e costumi
    – Dainius Bure: Le prime traduzioni e i primi traduttori di Giovanni Verga in Russia e in Lituania
    – Riccardo Castellana: Lo spazio sociale de I Malavoglia
    – Rosario Castelli: La lezione del Maestro: De Roberto e l’angoscia dell’influenza verghiana
    – Patrizia D’arrigo: Vittorini e Verga
    – Novella Di Nunzio: Il Verismo come strumento interpretativo. Uno studio del realismo critico lituano alla luce dell’opera di Giovanni Verga
    – Antonio Di Silvestro: Per Verga e Flaubert
    – Milena Giuffrida: La biblioteca di Giovanni Verga
    – Myriam Grasso: Per Pavese e Verga
    – Pedro Luis Ladrón De Guevara Mellado: La presencia de Giovanni Verga en la prensa española durante el siglo XIX. Una recepción desconocida
    – Giorgio Longo: Verga in Francia. Una messa a punto
    – Andrea Manganaro: Verga e il 1848
    – Felice Rappazzo: Presupposti per Verga: fra Balzac e Stendhal nel processo della rappresentazione
    – Massimo Schilirò: Il silenzio del maestro. Verga e Brancati
    – Antonio Sciacovelli: Verga e la Finlandia
    – Giuseppe Traina: Un’idea di Verga in Sciascia, Bufalino e Consolo
    – Pasquale Guaragnella: A proposito del libro di Giuseppe Traina, Un altro De Roberto. Esperimenti e ghiribizzi di uno scrittore, Loffredo, Napoli 2018
    – Simona Inserra: Dediche, postille e segni di lettura nei libri di Federico De Roberto: tracce d’uso in una biblioteca d’autore

    Annali 2018/11 by: Annali 20,00