• A cura di Giuseppe Savoca e Antonio Di Silvestro

    Se le vicende delle carte di Giovanni Verga, soprattutto per le opere definite e licenziate da lui stesso, sono state e sono accidentate e ancora in svolgimento, quelle delle lettere attestano il massimo della confusione, della frammentazione e della imprevedibilità. Le numerose raccolte già pubblicate potrebbero suggerire l’idea che il più del lavoro documentario su questo versante sia stato già fatto, ma nella realtà le cose stanno in maniera alquanto diversa, soprattutto per la modesta qualità filologica di molte delle stampe e delle edizioni realizzate. Su questo secondo aspetto, il contributo presente si colloca su una linea di rigore, ponendosi anche come naturale involontario romanzo familiare ‘autobiografico’.
    Il volume è organizzato presentando i pochi materiali epistolari già stampati insieme a quelli (la maggior parte) inediti, trascritti con la massima cura. Sia gli editi sia gli inediti sono corredati di un essenziale apparato esplicativo sui contenuti e sulle forme della scrittura verghiana. Le lettere ai fratelli contenute in questo volume (l’intero blocco Christie’s di lettere inedite a Mario acquisito dalla Regione Sicilia nel 2008, e le 24 a Pietro già stampate da altri) partono dal luglio 1886 (con due anticipi estravaganti, provenienti da altra fonte, dell’83 e dell’85), facendo dunque registrare un vuoto di più di cinque anni, e si fermano al 20 giugno 1897. A queste lettere ne seguono meno di altre trenta per gli anni 1899-1920 (di cui solo cinque trascritte da manoscritti e il resto attinto alle Lettere sparse). L’unica lettera al fratello Mario rintracciata per l’85 (3 gennaio) in un microfilm del Fondo Mondadori può in qualche modo riassumere il moltissimo che manca degli anni intermedi fra le due raccolte all’insegna di «una vera battaglia di tutti i giorni», tanto per difendersi, tra Milano e Roma, dagli attacchi di un certo ambiente letterario, giornalistico, teatrale, quanto per destreggiarsi tra debiti e prestiti, passività, canoni e cambiali che segnano da sempre e per sempre la situazione economica di Giovanni e della famiglia, mai stabilizzatasi e mai in ‘attivo’.