• (IN LINGUA SPAGNOLA) Il libro affronta un punto essenziale, finora poco studiato. Il progetto di cui il libro è il risultato, intende seguire le direzioni storiografiche recenti e quindi tiene conto delle radici e degli sviluppi dei fenomeni socio-politici e delle realtà istituzionali che hanno legato il diritto iberoamericano al diritto europeo-continentale. In questi processi storici la Spagna ha svolto un ruolo fondamentale, perché la formazione giuridica europea dei giuristi – studenti a Salamanca e in altre Università della Penisola Iberica – ha avuto modo di affermarsi oltreoceano, anche per merito di tutti coloro che hanno operato in quei territori esercitando importanti cariche istituzionali al più alto livello e anche più modeste a livello locale, in nome della monarchia di Spagna. Secondo questa prospettiva, tutta la letteratura europea è valorizzata e si richiama l’attenzione sull’importanza che ha avuto nella letteratura giuridica indiana.
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  • CRISI SOCIALI E SCIENZA DEL DIRITTO ALLE ORIGINI DELL’EUROPA MODERNA
    La società contemporanea è in crisi. È l’eredità del Novecento. Il diritto, non più garanzia di ordine, è vissuto spesso come strumento di potere o di guadagno. Torna in molti ambienti l’irrilevanza della volontà, perché la volontà è vincolata dallo status familiare. L’appartenenza al ceto può decidere della vita individuale. Si corre il rischio di tornare al mezzo millennio che seguì la fine dell’Impero romano, e di rivivere i secoli VI-XI. Il libro apre uno spiraglio. Ferma lo sguardo sulle categorie giuridiche nitidamente modellate nel secolo XII (furono ‘dogmi’, allora), per il coraggio di chi seppe opporsi al dominante ‘sistema feudale e signorile’. Fra tanti, i giuristi e il diritto vi ebbero parte decisiva. Per secoli è stata una partita vincente. Oggi si pone una domanda: servono le categorie giuridiche, rimodellate di epoca in epoca, per liberare l’uomo da obblighi involontari o casuali o arbitrari e per formare un ordine sociale condiviso?
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  • LA MEMORIA E LA STORIA
    Presentare al lettore un libro sull’Europa unita è oggi un azzardo o una necessità, legata a speranza e fiducia. La conoscenza di un’eredità che ci appartiene è comunque da approfondire specialmente sul piano culturale, e giuridico in modo specifico. Come si osserva nell’occhiello preposto al testo, “un continente che ignora il proprio passato è come una persona che ha perso la memoria”. E la memoria ci riporta indietro nei sette secoli circa in cui uno ius commune europeo esisteva e si insegnava in tutte le Università del continente e si distingueva dalle plurime leges particolari, rispetto alle quali si presentava e funzionava come ius communicativum (Iacopo Belvisi) capace di innervare nelle leges princîpi e valori e categorie giuridiche d’uso corrente e comune.
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