• il lungo sodalizio con quella che fu per diversi anni la principale impresa editoriale italiana e il conseguente corposo carteggio – nel quale sono da registrare pure lunghe pause dovute all’allontanamento dello scrittore verso l’editore Galli, innanzitutto, o a episodi di forte frizione tra i Treves e De Roberto – prendono le mosse, per ciò che ne re­sta, da una breve cartolina del 24 aprile 1886 inviata dal patriarca dell’impresa, Emilio, a De Roberto; gli scriveva per esortarlo a inviargli un’opera (La Sorte, come si intuisce dalle missive seguenti), a cui evidentemente Federico aveva fatto cenno in una missiva antecedente non conservatasi, lasciando intravedere allo scrittore la concreta possibilità di ottenere una promessa di pubblicazione: «mandi il manoscritto, e poi le potrò dare una risposta precisa, che non dubito sarà favorevole».4 La risposta, invece, si fece lungamente attendere e, quando giunse, portò notizie assai diverse da ciò che lo scrittore si aspettava.
    Il presente volume contiene tutto il carteggio intercorso (dal 1886 al 1926) tra Federico De Roberto e i Treves – sia la famiglia sia gli impiegati e i dirigenti della Casa editrice –, non potendosi scindere la dimensione privata da quella lavorativa, gli affetti dagli affari, quando si tratta della Fratelli Treves Editori.

  • Introduzione, note e cura di Oreste Palmiero

    Il carteggio qui raccolto in edizione critica, che per la prima volta riunisce l’intero materiale epistolario ora rintracciabile riguardante i due scrittori, si caratterizza per il suo alto valore intrinseco. Il ricco numero di lettere che lo costituisce, offre una lettura stimolante e ricca di spunti anche curiosi, non solo sulle vicende personali che accompagnarono la parabola biografica di Verga e Giacosa, ma anche sugli episodi artistici (specificatamente teatrali) che fecero da sfondo al dipanarsi delle loro carriere. A ciò si aggiunga l’interesse scaturito dall’osservazione del consolidarsi di un’amicizia che, sebbene coltivata principalmente nei rapporti personali diretti, trova nella corrispondenza un mezzo potenzialmente non secondario, in virtù della caratteristica naturalmente confidenziale e riservata di tale strumento di comunicazione.