• La “terribilità”, la sconvolgente capacità di guardare lucidamente la “verità effettuale” dell’agire umano, senza il velo di alcuna ipocrisia. È questa caratteristica, spesso taciuta, di Verga, a emergere da questo libro, che propone alcuni temi rileggendone l’intera opera: quello, machiavelliano, della ferinità come componente essenziale, costitutiva, dell’umanità stessa; quello della guerra, della lotta, dei conflitti, sia della Storia sia delle storie individuali; quello dello “spatriare”, per necessità, che dalle sue pagine si proietta sugli infiniti drammi vissuti da moltitudini di esseri umani, sulle intere generazioni partite per “là dove muore il sole”, e su chi, oggi, privo di tutto, giunge dal mare sulle stesse spiagge dei Malavoglia. Difficile, anche arduo da sopportare, questo sguardo di Verga sulle “cose” del mondo, che non arretra di fronte al male, ma che vuole conoscerlo e rappresentarlo, senza infingimenti e facili illusioni. Ma proprio per questo coraggioso riconoscimento, per questa amara consapevolezza, per le sue negazioni, profonde istanze possono anche sorgere in chi oggi voglia rileggere la sua opera, e riesca a “stare con lui”, con il terribile e grande Verga, riscoprendone la voce immanente di autentica pietà per il dolore del mondo.

  • Ripartito in due parti, il saggio propone nella prima una disamina lucida e originale del rapporto tra paesaggio e letteratura, soffermandosi in particolare sul secondo Ottocento, problematico momento di transizione dalla concezione romantica in cui il paesaggio rispecchia lo stato d’animo e il vissuto dei personaggi ai molteplici aspetti che esso assume nel Novecento. Nella seconda parte, la documentata e puntuale analisi delle dodici Novelle rusticane evidenzia la funzione narrativa e ideologica assegnata da Verga al paesaggio, metafora della propria Weltanschauung. “Sfinge misteriosa” con un “carattere di necessità fatale” (Di là del mare) il paesaggio nelle Rusticane è abitato da “fantasmi passeggieri”, umili protagonisti di piccole vicende sulle quali si abbattono il potere della Natura (Malaria, I galantuomini, Gli orfani) e della Storia (Libertà, Il Reverendo, Cos’è il Re), espressioni della visione materialistica ed economicistica (La roba, Pane nero) di Verga.

  • Il denaro lascia tracce come bava la lumaca. La lumaca è per la via. La scia è tenue, lieve. Se passa tempo, fra sole e sereno il sentiero di grigio e d’argento si slava, si sbriciola, scompare“.
    Siamo in Sicilia, agli inizi del XVII secolo, un uomo muore in uno strano incidente nella sua miniera di sale. La vedova, intenzionata a vendere i terreni ereditati e la miniera stessa, coinvolge il reverendo don Filippo La Ferla nella trattativa. Si presentano due sconosciuti acquirenti, in realtà prestanome di un misterioso signore interessato a insediarsi con un feudo nella libera città demaniale di Castrogiovanni che lo avrebbe collocato nel Parlamento dell’Isola con un doppio peso: nel braccio feudale e nel braccio demaniale. Da questa compravendita si sviluppa un intrigo che coinvolgerà uomini di chiesa, ricchi signori, legulei, vedove e perpetue, tra incendi dolosi, omicidi e un fiume di fiorini d’oro d’Aragona. È la storia di sempre: potere e denaro si legano e si intrecciano e, allora come oggi, per venirne a capo occorre seguire la bava dei soldi prima che scompaia.

  • MEMORIE DI RUSSO GESUALDO

    Racconti del paniere è una raccolta di brevi storie dedicate al signor Russo Gesualdo, maestro dell’arte dell’intreccio di “cufina” e “panara”, abilità comune tra i contadini dell’entroterra siciliano, che egli apprese fin dalla giovane età durante le pause dal lavoro di fatica. I racconti della raccolta, che riprendono in più occasioni espressioni tipiche del mondo agreste isolano e scandiscono le varie età del protagonista, sono frutto di video-interviste realizzate in tempo di quarantena per pandemia da Covid 19.

  • altre-sicilianerie

    Sono riunite, qui, pagine critiche di argomento siciliano riconducibili sia ad alcuni dei temi, non soltanto i principali, che hanno scandito la quasi cinquantennale ricerca accademica dell’Autore, ormai conclusa, sia ai “valori di vita provinciale” a cui egli è sempre rimasto fedele, pur evitando, con scrupolo, ogni angustia municipalistica e coltivando, anzi, la più viva e tenace curiosità per le sperimentazioni letterarie e artistiche più avanzate, nazionali ed estere. Anche per questo, soprattutto nella seconda parte del volume, si ripropongono degli interventi che, al di là della loro intrinseca rilevanza, possono documentare un fervore di cultura per il quale, in passato, la provincia iblea e Comiso, particolarmente, il paese dove l’Autore è nato e vissuto, si sono distinti (attraverso figure d’intellettuali, riviste, iniziative editoriali, d’arte, ecc.) e che oggi, purtroppo, sembra essersi spento o appannato. Nella speranza che le giovani generazioni vogliano e sappiano recuperarlo e rilanciarlo, magari innovandolo profondamente.

  • Dagli atti di un convegno sul tema, uno splendido libro sull’eccedenza del Barocco, sia come espressione artistica, sia come pensiero e fede. Dodici studiosi in varie discipline si confrontano, ciascuno nel proprio campo, per raccontare la grandiosità del Barocco che, a partire dal Seicento, ha riempito Palermo e la Sicilia tutta di una grande produzione artistica che tocca i suoi vertici in alcune straordinarie chiese. Il volume, pur nel suo articolato scientifico, è impreziosito da un ricco apparato iconografico, che lo rende un vero e proprio catalogo d’arte del Barocco siciliano.

  • Proverbi, indovinelli, scioglilingua, cunti, canti, foto e motti
    “Sicilia in scena” nasce dalla volontà di raccontare la Sicilia attraverso i suoi aspetti più popolari. Le nuove generazioni rischiano di rimanere totalmente scollegate dalla cultura dei nostri avi e di non avere più la cognizione delle proprie radici e della propria lingua. Andiamo incontro al rischio concreto che la globalizzazione si trasformi in omologazione culturale. Ognuno di noi ha il dovere di tramandare la cultura di cui è in possesso. Dobbiamo essere documento vivo, tramite di conoscenza per chi non ha nozione del “prima”. L’augurio è che “Sicilia in scena”, attraverso la rappresentazione teatrale di proverbi, detti, filastrocche, indovinelli, racconti, canti e foto di gente di Sicilia, dalla fine dell’Ottocento alla fine degli anni ’50 del Novecento, possa essere di aiuto a quanti vogliono conoscere e comprendere, anche solo in piccola parte, la ricchezza culturale di cui siamo detentori.
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  • L’autore propone in maniera critica un’opera redatta nel trecento da un Anonimo in cui si raccontano le cronaca siciliane della prima metà del XIV secolo. Il volume è uno studio attento e meticoloso sull’opera, a partire dalle fasi della sua redazione fino alla sua struttura compositiva che caratterizzano la cronaca.
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    L’antica Henna, fu definita da Cicerone Umbelicus Siciliae ed è nota per essere stata la sede di uno dei più importanti santuari di tutto il Mediterraneo dedicati al culto della dea Demetra e della figlia Kore. Non a caso proprio nei dintorni della città fu ambientato il mito del ratto di Kore. Henna romana è inoltre protagonista della Prima Guerra Servile, poiché fa da sfondo alla rivolta dello schiavo siriano Euno, che proprio da questa cittadina muoveva i suoi passi. Di tali circostanze e avvenimenti storici molte sono le evidenze nei reperti archeologici. Questo testo vuole offrire un aggiornamento sullo stato della ricerca archeologica di Enna e di alcuni centri limitrofi insieme alle fonti letterarie, storiche, epigrafiche e numismatiche. Una bibliografia degli studi aggiornata completa il panorama sulla storia antica di Enna.