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  • Segnaposto

    LEGGI ESTRATTO
    INDICE ANNALI 13/2020
    – Maria Di Giovanna: Variazioni sul ‘costruttore di roba’ e mutazione genetica della novella di beffa in Nanni Volpe di Giovanni Verga
    Rosy Cupo:La “sfortuna” critica di Dal tuo al mio di Giovanni Verga
    – Dario Stazzone: I funerali di Teresa Uzeda. Note sul primo capitolo de I Vicerè di De Roberto
    Fabiano Dalla Bona:Il paesaggio letterario di Federico De Roberto
    – Francesca Puliafito: Primi sondaggi filologici sui drammi verghiani incompiuti e inediti
    – Cristina Costanzo:Verga e la poetica del vero nella cultura figurativa di Francesco Lojacono, Antonino Leto e Onofrio Tomaselli
    – Antonio Di Silvestro: Verga, l’editore Casanova e i primi lettori delle Novelle rusticane
    – Angela Gigliola Drago: Vagabondaggi letterari e itinerari narrativi verghiani: prima del Mastro-don Gesualdo
    – Giorgio Longo: Les grandes journées du verisme en France: Crémieux, Arrighi et Pézard
    – Flora Di Legami: A proposito di Verga tradotto nei paesi europei
    – 
    Tullio Pagano: Tradurre per capire Giovanni Verga
    – Gabriella Alfieri: « – il realismo io l’intendo così, …, in una parola – ». Ritocchi e postille alla lettera a Salvatore Paola su «La Marea»

    Annali 2020/13 by: Annali 20,00
  • REALISMO, VERISMO, MODERNISMO TRA SECONDO OTTOCENTO E PRIMO NOVECENTO.
    SPERIMENTAZIONE ITALIANA E CORNICE EUROPEA
    a cura di GABRIELLA ALFIERI – ROSARIO CASTELLI – SERGIO CRISTALDI – ANDREA MANGANARO
    Atti del Convegno Internazionale di Studi ( Catania 3-5 ottobre 2019)

    INDICE
    Il Convegno che sta a monte del presente volume si è mosso tra i comparti in cui viene tradizionalmente articolato lo scenario narrativo italiano tra Otto e Novecento con l’intento di trattare ogni comparto come spunto di una verifica trasversale, come base di partenza per l’apertura a un panorama complessivo. Cinque le sezioni: Tra naturalismo e modernismo (sui due capi estremi di una parabola, da una parte Zola, dall’altra il realismo modernista): Orizzonti di Verga (intorno al laboratorio verghiano, anche nelle sue dimensioni europee); Verismo e dintorni (a proposito di De Sanctis, Capuana, Valera, D’Annunzio, Pirandello); La scommessa di Fogazzaro (con attenzione sia al teorico del romanzo, sia allo scrittore in proprio); Tra vero e ideale (in ordine a De Roberto, Serao, Deledda). S’intende: alcuni contributi hanno tentato, più che altro, puntualizzazioni sull’autore rispettivamente in oggetto; altri si sono rivolti alla rete delle connessioni. Ma a considerare l’insieme, si può concludere che l’approccio specialistico e la complementare disponibilità a uno sguardo d’orizzonte si sono giovati a vicenda.

  • VERGA TRA MILANO E CATANIA (1872-1891)
    a cura di GABRIELLA ALFIERI – ANDREA MANGANARO – SILVIA MORGANA – GIUSEPPE POLIMENI
    Atti del Convegno di Studi per il quarantennale della Fondazione Verga (Catania 19-21 aprile 2018 – Milano 28-30 novembre 2018)
    2 VOLUMI
    INDICE

    La Fondazione Verga ha celebrato i suoi primi quarant’anni con un congresso “bilaterale”, intitolato «I suoi begli anni»: Verga tra Milano e Catania – 1872-1892, che si è svolto in due sessioni, la prima a Catania dal 19 al 21 aprile e la seconda a Milano, dal 28 al 30 novembre 2018. Si ringraziano tutti gli Enti e le Istituzioni che hanno consentito la realizzazione di questa importante iniziativa. Simbolicamente si è voluto dedicare il festeggiamento a una tematica rilevante come i venti anni trascorsi da Verga a Milano, che segnarono il culmine e poi il lento declino della vita artistica dello scrittore. Si tratta di un periodo lungo e intenso, che era stato oggetto di approfonditi studi su singoli aspetti o su elementi episodici della produzione verghiana, ma che attendeva ancora un’adeguata storicizzazione critica. Nel periodo tra il 1872 e il 1892 Verga alternava lunghi soggiorni a Milano con rientri periodici a Catania, passando dall’intensa vita sociale e artistica della capitale culturale ai tranquilli periodi di vita domestica nella città natale. In Sicilia lo scrittore rielaborava istanze poetico-estetiche assorbite nei circoli intellettuali meneghini, dove frequentava musicisti, poeti, drammaturghi, pittori. Tali contatti ispirarono la creatività del narratore e del drammaturgo con propaggini significative fino al primo decennio del Novecento. Il Congresso, superando i limiti della memorialistica e della critica monografica, ha prodotto una ricerca organica sul Verga milanese, impostata su rigorose basi critiche, filologiche, semiotiche, storiche e tecnico-artistiche. Si è così illustrato a fondo un periodo essenziale e praticamente inesplorato nel suo complesso dell’esperienza artistica del grande scrittore verista.

     

  • I VOLTI DELL’UNICA MADRE
    Con questo libro, monsignor Giovanni Lanzafame, esperto mariologo, ha rivisto vecchi appunti sui volti dei simulacri della Santa Vergine venerati in Sicilia, molti dei quali, nei suoi quarantatré anni di sacerdozio, ha avuto l’onore di incontrare a motivo delle sue predicazioni. E’ nato così questo compendio mariano in cui storia, arte e devozione fanno sì che si possa definire la Sicilia “feudo di Maria”.
    Oltre 150 immagini mariane catalogate venerate in tutta l’Isola.

  • «Sì, non fidatevene, perché c’è un corbaccio rampante abbellito con le nostre piume, che con il suo “cuore di tigre avvolto in una pelle d’attore” presume di essere altrettanto capace quanto il migliore di voi di infarcire versi sciolti, ed essendo un factotum senza pari si ritiene nella sua presunzione l’unico Scuoti-scena del paese…» è uno tra i brani più citati dagli studiosi di Shakespeare, che vedono nell’astio del suo autore la prova del successo e della fama del drammaturgo di Stratford sin dagli albori della carriera londinese. Siamo nel 1592, il poligrafo di successo Robert Greene, negli ultimi istanti di vita, scrive il suo Groats-worth of Witte Bought with a Million of Repentance (Un soldo di senno al prezzo di un salatissimo pentimento), un testo di grande varietà di generi e registri nel quale la novella tipicamente rinascimentale costituente il grosso della narrazione – riscrittura in chiave parodica della parabola del figliol prodigo con protagonisti un usuraio, i suoi due figli e una cortigiana senza scrupoli – lascia spazio ad alcune pagine in cui l’autore, togliendosi la maschera fittizia e rivolgendosi direttamene ad amici e colleghi – “A quei gentiluomini, conoscenze di vecchia data (Christopher Marlowe, Thomas Nashe, George Peele?), che dedicano il loro ingegno a comporre drammi, R. G. augura un migliore esercizio e la saggezza per prevenire i suoi stessi eccessi” –, esce allo scoperto per parlare di sé stesso e della propria dissipatezza. Al di là dell’aspetto penitenziale espresso sin dal titolo del libello, queste parti di Groats-worth of Witte rivestono un notevole valore dal punto di vista storico-letterario perché offrono uno spaccato del teatro elisabettiano dal suo interno, riportando precise notizie su come lavoravano i drammaturghi, su quale era il loro rapporto con gli attori, sul loro ruolo all’interno delle compagnie, sui loro problemi di carattere finanziario… Si tratta di informazioni importanti per la conoscenza di quel mondo che, al di là di tutto, vista la scarsità di documentazione fin qui pervenutaci, è sempre vissuto in un’indeterminatezza mista a finzione.

  • La “terribilità”, la sconvolgente capacità di guardare lucidamente la “verità effettuale” dell’agire umano, senza il velo di alcuna ipocrisia. È questa caratteristica, spesso taciuta, di Verga, a emergere da questo libro, che propone alcuni temi rileggendone l’intera opera: quello, machiavelliano, della ferinità come componente essenziale, costitutiva, dell’umanità stessa; quello della guerra, della lotta, dei conflitti, sia della Storia sia delle storie individuali; quello dello “spatriare”, per necessità, che dalle sue pagine si proietta sugli infiniti drammi vissuti da moltitudini di esseri umani, sulle intere generazioni partite per “là dove muore il sole”, e su chi, oggi, privo di tutto, giunge dal mare sulle stesse spiagge dei Malavoglia. Difficile, anche arduo da sopportare, questo sguardo di Verga sulle “cose” del mondo, che non arretra di fronte al male, ma che vuole conoscerlo e rappresentarlo, senza infingimenti e facili illusioni. Ma proprio per questo coraggioso riconoscimento, per questa amara consapevolezza, per le sue negazioni, profonde istanze possono anche sorgere in chi oggi voglia rileggere la sua opera, e riesca a “stare con lui”, con il terribile e grande Verga, riscoprendone la voce immanente di autentica pietà per il dolore del mondo.

  • Il libro è un racconto e uno strumento. La questione privacy, quella dei compiti a casa (le abbiamo viste tutti le gag di genitori che da sotto il tavolo o da dietro una porta davano suggerimenti al figlio interrogato). Ecco. Il rapporto genitore-insegnante. La questione, che così facilmente si presta all’ironia, è indiscutibilmente seria. E decisiva. I vantaggi e i rischi della DAD. Focus su DAD e cyberbullismo: l’adolescente in lacrime davanti a uno schermo può essere figlia o sorella o nipote di ogni lettore. Nuovi spazi per hacker e bulli. Non più difficile, non meno devastante, del bullismo in presenza. Semplicemente: nuovo, diverso. E allora, pagina dopo pagina, l’Autrice cerca di scovare e indagare gli aspetti positivi e negativi di queste nuove forme d’apprendimento. Nuove forme che dobbiamo imparare.

  • CODICE ETICO

    INDICE

    SENTIERI DI UMANITA’ E DIRITTO
    MANLIO BELLOMO: In ricordo di Pietro Barcellona
    (ABSTRACT
    )

    SAGGI
    GERHARD DILCHER: Statuti comunali italiani del Medioevo: fondamenti costituzionali, materie disciplinate, cultura giuridica
    (ABSTRACT
    )

    ANDREA PADOVANI: Sulla legittimità dell’imposizione tributaria. Teologi moralisti, giuristi e  ius proprium (sec. XIII-XV)
    (ABSTRACT) 

    Maura Mordini: L’avvio della riflessione canonistica sul titolo  De feudis delle Decretali. La  Summa super titulis decretalium di magister Ambrosius, la scienza giuridica bolognese e lo Speculum doctrinale di Vincent de Beauvais
    (ABSTRACT)

    ATRIA LARSON: Johannes de Deo’s  Liber Poenitentiarius and the State of Kanonistik in the Mid-Thirteenth Century
    (ABSTRACT)

    BEATRICE PASCIUTA: La  Lectura Peregrina di Andrea da Isernia e la costruzione editoriale degli apparati al  Liber Augustalis
    (ABSTRACT)

    ROSALBA SORICE: La rilevanza penale della colpa nel Medioevo. Ricerche sulla Doctrina Bartoli
    (ABSTRACT) 

    OSVALDO CAVALLAR: “… in eius memoriam et venerationem conserva”. Due  consilia autografi di Baldo degli Ubaldi conservati nei MSS Foligno, Biblioteca L. Jacobilli, 467 e 497
    (ABSTRACT)

    DISCUSSIONI
    DOLORES FREDA: Il diritto d’asilo in Inghilterra tra medio evo ed età moderna: una ricognizione critica
    (ABSTRACT)

    NOTE E DOCUMENTI
    ANDREA BARTOCCI: John of Capestrano and His Itinerant Library: Some Observations on His Legal Books
    (ABSTRACT)

    RICORDI
    MANLIO BELLOMO: Ricordi… non è mai troppo tardi, nr. 5: Strutture politiche e pensiero giuridico agli inizi dell’età moderna
    (ABSTRACT) 

    MANLIO BELLOMO: Ricordi… non è mai troppo tardi, nr. 6: Politica della scienza e politica della ricerca
    (ABSTRACT)

    MANLIO BELLOMO: Ricordi… non è mai troppo tardi, nr. 7: Storia del diritto e storia di Sicilia
    (ABSTRACT) 

    MANLIO BELLOMO: Ricordi… non è mai troppo tardi, nr. 8: La Sicilia dei signori
    (ABSTRACT) 

    MANLIO BELLOMO: Ricordi… non è mai troppo tardi, nr. 9: Die Bedeutung von Land und Stadt in der mittelalterlichen Rechtsentwicklung
    (ABSTRACT) 

    MARIO ASCHERI: Libertà, Tirannia e Giustizia medievali. Suggestioni tra affreschi, giuristi e istituzioni
    (ABSTRACT)

    PAOLA MAFFEI: Forsan et haec olim meminisse iuvabit . Un ricordo di Peter Linehan (1943-2020)
    (ABSTRACT)

    ORIENTAMENTI BIBLIOGRAFICI
    Bibliografia

  • La poetica delle contraddizioni in De Roberto novelliere

    Nella vastissima e poliedrica produzione letteraria di Federico De Roberto (Napoli, 1861-Catania, 1927), una considerazione adeguata meritano le novelle – circa un centinaio – composte tra il 1887 e il 1927. Nella sua pluridecennale attività di novelliere, l’autore de I Vicerè sviluppa una metodologia di scrittura sistematica e precisa vòlta all’osservazione e alla riproduzione esatta del reale, spinta oltre i modelli del verismo. La novella diventa il laboratorio di speculazioni teoriche e sperimentalismi letterari applicati, successivamente, nei ben più celebri romanzi dell’autore catanese. Partendo da un’analisi delle prefazioni alle raccolte di novelle, il presente studio analizza i due principali filoni narrativi della novellistica derobertiana. Nel primo, connotato dalla poetica dell’amore, è palese la contraddizione prospettica tra la concezione del sentimento come oggetto di studio e come oggetto di rappresentazione letteraria. Se dal punto di vista teorico l’amore risponde a una casistica precisa elaborata dall’autore, al momento della sua trasposizione narrativa si manifesta la sua assoluta e sfuggente contraddittorietà. Il secondo filone si sviluppa attorno a quelle che la critica ha battezzato le “novelle della guerra”, scritte a ridosso del primo conflitto mondiale. Nate come rappresentazioni retrospettive ma fedeli di episodi emblematici del vissuto quotidiano dei combattenti, queste novelle diventano una concatenazione di signifiants polisemici che rinviano a una realtà terrificante. Pur nella riproduzione narrativa, la realtà bellica si presenta drammaticamente stravolta da fatti storici che rimettono in dubbio tutte le certezze acquisite e lasciano spazio a interpretazioni plurime. L’attrito tra le teorie esposte dall’autore nelle sue prefazioni e le risultanze dei suoi testi narrativi si risolve in una “poetica delle contraddizioni”, dove le strategie narrative diventano strumenti essenziali per rivelare le discordanze della realtà. La parabola delle novelle derobertiane, qui indagata organicamente per la prima volta, permette di individuare le tappe di una vicenda letteraria intensa e singolare, spinta da una tensione continua tra veritas e fictio, ed estesa tra moduli veristi, modernisti ed espressionisti.

  • Ripartito in due parti, il saggio propone nella prima una disamina lucida e originale del rapporto tra paesaggio e letteratura, soffermandosi in particolare sul secondo Ottocento, problematico momento di transizione dalla concezione romantica in cui il paesaggio rispecchia lo stato d’animo e il vissuto dei personaggi ai molteplici aspetti che esso assume nel Novecento. Nella seconda parte, la documentata e puntuale analisi delle dodici Novelle rusticane evidenzia la funzione narrativa e ideologica assegnata da Verga al paesaggio, metafora della propria Weltanschauung. “Sfinge misteriosa” con un “carattere di necessità fatale” (Di là del mare) il paesaggio nelle Rusticane è abitato da “fantasmi passeggieri”, umili protagonisti di piccole vicende sulle quali si abbattono il potere della Natura (Malaria, I galantuomini, Gli orfani) e della Storia (Libertà, Il Reverendo, Cos’è il Re), espressioni della visione materialistica ed economicistica (La roba, Pane nero) di Verga.

  • Prefazione di Gabriella Alfieri

    Il marito di Elena fu pubblicato da Treves nel 1882, subito dopo la delusione per l’insuccesso dei Malavoglia, quasi come rivalsa o risarcimento per l’editore. Questo romanzo, che sviluppa la sua trama sul confronto tra la frivola mondanità cittadina di una Napoli borghese e la solidità di valori del mondo rurale di Altavilla Irpina, è un classico esempio della scrittura bifronte del Verga, sospesa perennemente tra realismo rusticano e psicologismo intimista, con relative cifre stilistiche: simulazione narrativa dell’oralità “popolare” e della conversazione salottiera. Cesare, giovane di origini contadine, compiuti gli studi in legge a Napoli, sposa Elena, vivace donna di città e amante della mondanità. Il romanzo descrive i contrasti dei due mondi che si riflettono all’interno della coppia, causa di una progressiva e sempre più evidente incompatibilità dei due protagonisti che porterà l’uomo, combattuto tra l’amore e i valori della società da cui proviene, all’epilogo più classico dei drammi d’amore.

  • Introduzione, note e cura di Sebastiano Arena

    Lo scopo di questo volume è la trascrizione, lo studio e l’analisi delle lettere inedite di Federico De Roberto e Corrado Ricci. Il carteggio è utile non soltanto perché contribuisce ad ampliare gli studi sullo scrittore siciliano, ma anche perché fornisce un nuovo strumento di indagine sulla guida illustrata che Corrado Ricci, curatore per l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo, aveva commissionato a De Roberto, pubblicandola nella “Collezione di monografie illustrate” per la serie “Italia Artistica” nel 1907. De Roberto, sebbene riluttante, come testimoniano le lettere, ricevette da Ricci l’incarico di occuparsi sia del testo narrativo sia del testo visivo riguardante Catania. Il volume è diviso in due capitoli. Il primo è dedicato all’analisi della collezione di monografie illustrate curata da Ricci. Il secondo capitolo ha come oggetto di studio precipuo il carteggio tra De Roberto e Ricci (1900-1924), che permette di conoscere a fondo il legame d’amicizia tra lo scrittore catanese e lo studioso ravennate e la stima che li lega.